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I due Buddha della Ruota del Karma: Amithaba e Gautama

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I due Buddha della Ruota del Karma: Amithaba e Gautama

Messaggio Da Lancillotto2013 il 2/13/2018, 23:18

Nella ruota sono sempre rappresentati 2 buddha, uno, a sinistra è Amithaba o Buddha misericordioso e l'altro è Gautama, a destra.

Io l'ho conosciuto "direttamente" e più volte, esattamente come conosco il Buddha Gautama.

Mi sembra giusto approfondirne i ruoli universali.


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Re: I due Buddha della Ruota del Karma: Amithaba e Gautama

Messaggio Da Lancillotto2013 il 2/13/2018, 23:26

Questa sotto mi è sembrata una breve ma inizialmente buona descrizione del Buddha Amithaba o Buddha della compassione e del perdono per tutte le anime senzienti.


Una antica stele trovata a Govindnagar (Pakistan), risalente al secondo secolo a. c., raffigura il Buddha Amithaba.
Si tramanda che un re potente lasciò tutto e si dedicò alla via insegnata dal Buddha, divenendo lui stesso Buddha.
Quindi, si ritirò in una terra pura dove eternamente eleva il voto della salvezza universale.
Grazie alla potenza di questa sua perfetta invocazione, chiunque sulla terra proferisce con fede il suo nome, è illuminato, è salvo.
E’ questa la corrente buddhista tutt’oggi più amata e seguita in Giappone, sotto il nome di Jōdo, la terra pura.

Amithaba fu tradotto in Amida, aggiungendovi l’appellativo Nyōrai, ossia colui che divenne così.
Colui che divenne così conferma che il Buddha principalmente è un personaggio storico antichissimo, ma un cammino storico.
Questa è l’essenza della misericordia del Buddha.  Famosa rimase una affermazione del maestro Shinran (1173 – 1263), rinnovatore del Jōdo, che ridico con mie parole:
Tutti dicono che se il Buddha Amida salva i peccatori, tanto più salverà i giusti.
Ma è vero il contrario: Se Amida salva i giusti, tanto più salverà i peccatori, perché Amida è misericordia.
Così in Tannisho, opera di Shinran.

“Se la mia veste
fosse tanto larga,
vorrei coprire
tutte le sofferenze
che sono nel mondo.”[1]

** In effetti su ogni ruota è disegnata una via bianca che le anime in cerca di conforto e salvezza percorrono agevolmente prendendo rifugio nella casa del Buddha Amithaba .. ben fuori dal Samsara.
E in effetti è lo stesso percorso "semplice" che è accaduto a me nel conoscerlo di persona, volendo salire nelle mie meditazioni yoga.



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Re: I due Buddha della Ruota del Karma: Amithaba e Gautama

Messaggio Da Lancillotto2013 il 2/13/2018, 23:31

Altre notizie su questa persona cosi eccezionale sono anche su Wikipedia.

https://it.wikipedia.org/wiki/Amitabha_Buddha

Secondo queste scritture, Amitābha è un Buddha che possiede infiniti meriti in virtù delle numerose buone azioni compiute durante le sue innumerevoli vite come bodhisattva (è quindi un Buddha completo, come il Gautama Buddha);
ormai da tempo al di fuori del saṃsāra, vive nella "Pura Terra" (sanscrito Sukhāvatī, cinese 净土 pinyin Jìngtŭ) che si trova oltre l'Occidente, al di là dei confini di questo mondo.

Grazie alla forza dei Voti da lui giurati quando era un bodhisattva, Amitābha conserva la possibilità di far rinascere coloro che lo invocano in questo Paradiso Occidentale, dove possono studiare il Dharma sotto la sua guida e quindi diventare bodhisattva e poi Buddha a loro volta, scopo finale di ogni anima nel buddhismo Mahāyāna.

I voti di Amitābha indicano che tutti coloro che lo invocano con fede potranno rinascere nella "Pura Terra", indipendentemente dai loro meriti o dal loro stato religioso e sociale, e questo ha fatto dell'Amidismo una religione molto popolare.
È inoltre venerato come uno dei Cinque Buddha Dhyani (insieme a Akṣobhya, Amoghasiddhi, Ratnasambhava, e Vairocana), associato all'Ovest e allo skandha di saṃjñā. Nel buddhismo tibetano è invocato anche con il nome di Amitāyus o tshe-dpag-med, specialmente associato alla longevità.


Ultima modifica di Lancillotto2013 il 2/13/2018, 23:37, modificato 1 volta

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Re: I due Buddha della Ruota del Karma: Amithaba e Gautama

Messaggio Da Lancillotto2013 il 2/13/2018, 23:35

Secondo il Sukhāvatīvyūha Sūtra,il Buddha Sakyamuni (Gotama) in persona, davanti ad un'assemblea di Devas, Arhant, e Bodhisattva, racconta che in un Eone molto lontano, un Re aveva abbandonato la vita mondana per divenire un Monaco, prendendo il nome di Dharmakara (lett."Miniera della Legge").

Dharmakara si era recato dinanzi al Buddha della sua Era, il Buddha Lokesvararaja (lett."Il Signore Re del Mondo"), e aveva pronunciato il voto iniziale di Bodhicitta (Sans.Pranidhana), "Pensiero del Risveglio". Tale voto originario si articolava in quarantotto impegni, i più salienti dei quali erano la volontà di generare un Buddhaksetra (lett."Campo di Buddha) dove gli esseri senzienti potessero rinascere un'ultima volta prima dell'Illuminazione, l'auspicio che l'invocazione fervente del suo stesso nome di Buddha fosse il mezzo per recarvisi, e l'auspicio che dal suo corpo emanasse una luce illimitata.

A questo proposito citiamo il secondo voto: "Se, quando sarò un Buddha, gli uomini e gli Dei della mia Terra, alla fine della loro vita, dovranno ritornare nei tre destini negativi, non voglio l'Illuminazione perfetta.";

Il dodicesimo: " Se, quando sarò un Buddha, la mia luce sarà limitata al punto di non poter brillare su almeno cento, mille, centomila, cento milioni di Terre di Buddha, non voglio l'Illuminazione perfetta.";

E il ventesimo: " Se, quando sarò un Buddha, gli esseri senzienti delle dieci direzioni che, sentendo il mio nome, avranno diretto il loro pensiero verso la mia Terra, coltivato la sorgente di tutte le virtù e, con cuore sincero, dedicato i loro meriti per rinascere nella mia Terra, non otterranno questo frutto, non voglio l'Illuminazione perfetta."

Grazie al suo potente voto di Compassione, Dharmakara diventò infine il Buddha Amitabha dopo una lunga "Carriera" come Bodhisattva;

Il suo "Campo Puro", situato nella direzione del tramonto (Ovest), fu chiamato Sukhavati (lett."La Terra Beata").

Essa è un mondo di purezza e meraviglia assolute:
gli esseri che vi rinascono non conoscono la sofferenza; Vi rinascono dentro un loto che risplende di luce e galleggia sul lago delle otto virtù; Il suolo è soffice, profumato e morbido, le strade sono lastricate di oro zecchino o gemme preziose, e gli alberi sono fatti di Gioielli; I palazzi celestiali sono traslucidi, fatti di Cristallo; Vi dimora ogni sorta di volatili miracolosi, il cui canto rammenta l'insegnamento (sono emanazioni di Amitabha);
vi avvengono prodigi come le piogge di fiori;
è inondata di una luce cristallina, ed è circondata da sette cinte di palme con reti, a cui sono attaccate delle campanelle, che suonano in modo melodioso quando vengono agitate da una brezza fresca e gradevole, e da sette cinte di pietre preziose: Perla, ametista, smeraldo, topazio, rubino, zaffiro, diamante.
al centro della Terra Pura troneggia il Buddha Amitabha, risplendente "come una montagna di rubini alla luce del sole", e affiancato da due aiutanti, i Bodhisattva Avalokiteśvara e Mahastamaprapta (lett."Colui che ha conseguito una grande forza").

Sukhavati è inoltre protetta dal Dharmapala (lett."Custode della Legge") Ksetrapala-Simhamukha (lett."Bocca Leonina Custode del Campo").

È nero, con testa leonina, brandisce uno stendardo e una torma (torta utilizzata nei rituali Tantrici), e siede a cavallo.

Oltre al Sukhavativyuhasutra "grande" , sono dedicati ad Amitabha e al suo "Campo di Buddha" altri due Sutra: l'Amitayurdhyanasutra e il Sukhavativyuhasutra "piccolo".

La fama di Amitabha si diffuse rapidamente in Cina, ove il secondo dei tre Sutra venne tradotto già nel 252 d.C; Nel V secolo furono tradotti anche gli altri due. Nel 402, Huiyuan radunò un'assemblea di praticanti devoti ad Amitabha e diede origine alla corrente della Terra Pura che, due secoli più tardi, venne formalizzata quale scuola Shandao, e introdotta poi in Giappone dal Monaco Honen.

In Tibet, i Sutra di Amitabha verranno tradotti nell'VIII secolo e la pratica verrà introdotta da Guru Rinpoche Padmasambhava; da allora Amitabha gode di grande popolarità nel Tibet; la sua figura è al centro anche di pratiche tantriche come il phowa. Il Panchen Lama e lo Shamarpa sono considerate sue emanazioni.

Nelle scuole della Terra Pura in Cina e Giappone, la recitazione del Nome o commemorazione (Cin. Nianfo, Giapp. Nembutsu)svolge un ruolo preponderante. Si tratta della formula di omaggio: Namo Amituofo in Cinese (Giapp. Namu Amida Butsu, Sans.Namo Amitabha) che, secondo la tradizione dei Sutra, va recitata una, sette, o dieci volte con una concentrazione perfetta per garantirsi una sicura rinascita a Sukhavati. In Tibet si preferisce invocare Amitabha con il suo Mantra: Om Amideva Hrih (dove Hrih è la Sillaba Seme di Amitabha, e Amideva il suo nome in Tibetano).

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Re: I due Buddha della Ruota del Karma: Amithaba e Gautama

Messaggio Da Lancillotto2013 il 2/13/2018, 23:50

BUDDHA Dhyani AMITABHA

Buddha Amitabha

Il mandala del Buddha Amitabha che è di colore rosso, si trova nella direzione ovest. Amitabha è il Buddha della Luce infinita e rappresenta il Dharma capace di trasformare le afflizioni di lussuria e desiderio in fine saggezza, egli è il Buddha che purifica dall'illusione dell'attaccamento.
Come gli altri quattro Tathagata, Amitabha è assiso nella posizione del loto, con le mani nel mudra della contemplazione meditativa, talvolta regge la ciotola del mendicante.

Egli è il signore della famiglia del Loto e il suo simbolo è il loto rosso della compassione. Il loto è uno speciale simbolo buddhista della delicatezza e purezza, e i Buddha sono sempre raffigurati assisi su un fiore di loto: Amitabha è forse il Buddha più conosciuto.
Il paradiso di Amitabha è il paradiso occidentale o Sukhavati, in tibetano Dewachen, che significa “terra pura della grande felicità”. In seguito al voto che egli fece prima di raggiungere l'illuminazione, è sufficiente pronunciare il suo nome per rinascere  nel suo regno e raggiungere l'illuminazione attraverso la luce della grande compassione di Amitabha.



Il suo elemento è il fuoco che consuma ogni cosa e che in quanto tale, ha il potere di bruciare ogni nostra illusione, in particolare la terribile illusione dell'attaccamento: al Buddha Amitabha è associato il chakra della gola.
Il culto di Amitabha è molto diffuso in Cina, Corea, Giappone, dove si pratica il Buddhismo della Terra Pura, dove i devoti credono che la recitazione del suo mantra produca la rinascita nel paradiso occidentale, dove si incontrano condizioni favorevoli al raggiungimento dell'illuminazione.

Qui essi ricevono infatti gli insegnamenti dallo stesso Amitabha e di tutti gli altri Buddha che abitano nel suo paradiso. Appartengono alla sua famiglia due venerate divinità femminili: Kuan Yin dea della pietà, la corrispondente del Buddha della compassione Cerensig, e Tara Verde, nata dalle lacrime del Buddha della Compassione.  

I devoti del Buddhismo della Terra Pura eseguono delle complesse pratiche meditative dette sadhana, attraverso le quali visualizzano con tale intensità il paradiso occidentale da renderlo reale ai loro sensi.

RIF http://runelore.it/buddhismo/buddha-amitabha-rosso.html

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Re: I due Buddha della Ruota del Karma: Amithaba e Gautama

Messaggio Da Lancillotto2013 il 2/13/2018, 23:54

Amitābha

Uno dei più importanti Dhyāni-Buddha della religione buddhista; la sua concezione ebbe rilevanti sviluppi nella storia del buddhismo extra-indiano. Gli attributi principali di Amitābha sono la misericordia e la luminosità; viene localizzato nell'estremità occidentale dell'universo, che costituisce una specie di paradiso.
La venerazione di Amitābha si organizza già nel sec. IV nelle elaborazioni originali del buddhismo cinese. Sorge una setta, detta Terre Pure da un nome del paradiso di Amitābha. Vi si insegna che chi non riesce a conquistare la salvezza con i propri meriti può sempre sperare nella misericordia di Amitābha.
Di qui la pratica essenziale: la continua invocazione di Amitābha. Quando il buddhismo penetra in Giappone, il culto di Amitābha (amidaismo) trova una buona diffusione e si perfeziona nella setta jodo che si riallaccia alla cinese Terre Pure.

Con l'evoluzione della dottrina Mahāyna (Grande Veicolo) si moltiplicano nei cieli buddhistici le presenze metafisiche di Buddha e Bodhisattva, ampliando così di nuovi temi il repertorio iconografico.
Il culto di Amitābha, il maggiore tra i cinque Dhyāni-Buddha che occupano precisi posti nello spazio cosmologico della fede, sorse in un territorio di frontiera tra l'Iran e l'India, ricco di fermenti religiosi. Nella medesima epoca in cui il Buddha storico assume sembiante umano attraverso le espressioni stilistiche della plastica di Mathura, di Amaravati e soprattutto delle scuole greco-buddhistiche del nord-est (sec. I-II), il culto di Amitābha si diffonde nella Cina degli Han.
Qui sarà raffigurato nell'arte delle Sei Dinastie in triade con i due Bodhisattva Kuan-Yin (Avalokitesvara) e Mahāsthāmaprāpta, emanazioni o riflessi incarnati dei suoi caratteri essenziali.
Nel corso del sec. VII l'esaltazione iconografica di Amitābha appare compiuta nelle manifestazioni contemporanee dell'arte cinese, centroasiatica, giapponese e, poco dopo, anche in quella khmer e giavanese e quindi nel Tibet. Nell'arte dell'Asia centrale, più che i Dhyāni-Buddha sono i Bodhisattva a offrire con la loro sontuosa presenza il tema più ricercato.
Tuttavia una rara rappresentazione di O-mi-t'o (l'Amitābha cinese) fu accolta nelle pitture rupestri delle 1000 grotte (oggi 486) di Tun-huang, secondo lo stile tipico dell'arte centroasiatica fiorita tra le grandi oasi lungo la Via della Seta, terreno di fecondi incontri tra la civiltà cinese e le correnti indoiraniche. Intorno alla stessa epoca le prime immagini di Amida (trasposizione giapponese di Amitābha) figurano in quelle che sono le manifestazioni più alte dell'arte giapponese del periodo Nara.

Esse sono documentate nel gruppo bronzeo di Amida Nyorai (Tōkyō, Museo Nazionale) e in trinità con i due accoliti Kannon (Avalokiteśvara) e Daiseishi (Mahāsthāmaprāpta) nell'Hōryūji di Nara. A questo stesso periodo appartiene anche la raffigurazione di Amitābha come piccola immagine posta sulla fronte dell'acconciatura di Kwannon (Tōdaiji di Nara).

Con vigoroso senso monumentale la divinità è interpretata nel tardo periodo Heian dallo scultore Jōchō. Nel pantheon buddhistico giapponese l'iconografia di Amitābha è ricca di originali variazioni, ma una delle più umane e dolci invenzioni è quella del Raigo (Amida-Raigō), composizioni pittoriche apparse dopo il Mille.

Nell'arte del Tibet Amitābha (Od-dpagmed) è definito, come gli altri Dhyāni-Buddha, da precise caratteristiche. Negli spazi divini occupa il posto dell'Ovest, dove è assiso tra i suoi due accoliti nel gesto della meditazione (spesso tiene tra le mani la ciotola delle elemosine, pātra). La sua veste è di colore rosso e verde l'aureola. È raffigurato sempre con il pavone accanto.

Molto diffusa nel Tibet è l'immagine di Amitāyus (il Buddha di lunga vita), che viene distinta, a differenza di quanto accade in Cina e in Giappone, da quella di Amitābha. Vestito con preziose sete e ornato di braccialetti, collane e orecchini, Amitāyus tiene tra le mani unite in dhyānamudrā il vaso d'ambrosia divina (l'Amrita).

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altre idee e notizie su Amithaba Buddha

Messaggio Da Lancillotto2013 il 2/14/2018, 00:01

La base per l'ottenimento dell'Illuminazione è la promessa del Bodhisattva.
Si tratta dell'impegno che uno yogi assume per lavorare instancabilmente al fine di liberare tutti gli esseri dalla sofferenza e per portarli alla realizzazione assoluta e alla felicità dello stato di Buddha. Questa enorme impresa rappresenta l'apice degli insegnamenti Mahayana attraverso i quali l'abile compassione e saggezza vengono immesse nell'azione. I metodi della Via di Diamante (Vajrayana) lavorano direttamente e velocemente attraverso il contatto con la mente realizzata del proprio Lama e attraverso l'identificazione con lo stesso stato di Buddha.
Tuttavia il Vajrayana è interamente sostenuto e non è mai separato dalla visione del Mahayana e dalla nobile aspirazione del Bodhisattva. Chenrezig, il Bodhisattva della Compassione, è l'espressione del Sangha, degli amici praticanti che ci incitano, ci stimolano e ci ispirano ad occuparci della completa felicità degli altri senza eccezioni, come frutto conclusivo della riuscita della nostra pratica.

Essendo il terzo dei "Tre Gioielli", il Sangha è sempre raffigurato da Chenrezig, che rappresenta tutti i Bodhisattva e che indica la motivazione altruista e portatrice di gioia, che è il fondamento della famiglia Mahayana degli amici praticanti. 2580 anni fa circa, il Buddha, dopo la piena e completa Illuminazione sotto l'albero della Bodhi a Bodhgaya, in India, diede al mondo i primi insegnamenti. Il primo discorso del Buddha fu sull' inaspettato argomento della sofferenza e del suo effetto pervasivo sull'esistenza condizionata. Il Buddha spiegò che la natura della realtà, così come viene sperimentata da un essere non illuminato, è continuamente costituita da felicità temporanea e dolore, indissolubilmente connessi con la causalità. Il modo in cui gli esseri sperimentano le loro vite, le loro personali gioie, tristezze ed inevitabili perdite, ha come propria base il pensiero, la parola e l'azione precedentemente e continuamente delusi, in questa e in tutte le vite precedenti.

Il Buddha Shakyamuni spiegò che tutti gli esseri sono mossi da un singolo comune obiettivo; sopra ogni cosa cerchiamo di trovare la felicità e di evitare la sofferenza. Il Buddha, avendo ottenuto la comprensione completa del karma, l'insieme delle cause sia dei momenti positivi che di quelli negativi che noi tutti sperimentiamo, cominciò ad insegnare i metodi per ottenere la felicità ed evitare la sofferenza. Il Buddha Shakyamuni diede gli insegnamenti causali (Sutra) ed effettuali (Mantrayana) sulla pratica di "Occhi Amorevoli" o "Chenrezig". Con i suoi discorsi insegnò i più lenti metodi Mahayana per completare l'importante pratica del Bodhisattva. Ai suoi amici Yogi egli trasmise direttamente gli efficaci metodi tantrici per realizzare il campo di forza di Chenrezig.

Il Buddha diede questo ed altri innumerevoli metodi per realizzare il completo benessere sia degli altri che di se stessi e per trasformare ogni cosa in intuizione portatrice di gioia. Il Bodhisattva conosciuto come Occhi Amorevoli, Chenrezig in tibetano o Avalokitesvara in sanscrito, è la divinità di meditazione del Tibet. Il suo mantra OM MA NI PE ME HUNG è stato inserito in ogni aspetto dell'attività umana in tutto il paese. Oggi la pratica del Buddha della Compassione sta prendendo piede velocemente in tutto l'Occidente. Ci sono innumerevoli e differenti aspetti di Chenrezig con 108 forme riconosciute. Il modo in cui, in origine, questo Bodhisattva si manifestò è argomento di diverse prospettive storiche. Secondo quanto disse lo stesso Buddha Shakyamuni, nel Sutra del Bianco Loto, Chenrezig era, da un certo punto di vista, una persona ordinaria come voi o me. Si dice che eoni fa ci fu un Re di nome Gyalpo Sergi Mijon che governava un importante paese Buddhista.
In quel periodo uno dei figli di un ministro del Re ottenne lo stato di piena Illuminazione ed era conosciuto come Tathagata Rinchen Nyingpo. Questo Buddha predisse che il Re stesso sarebbe divenuto il Buddha Amitabha. E profetizzò che il figlio maggiore del Re sarebbe diventato il Bodhisattva della Compassione, Chenrezig.

Come predetto, questi eventi si verificarono e il figlio, avendo raggiunto la compassione risvegliata, prese rinascita nella Terra Pura del Potala, dove adesso si adopera continuamente per liberare gli esseri dalla rete della sofferenza e dal dolore samsarico. Essendo un Bodhisattva del più alto livello, Chenrezig esiste nel Dharmakaya, la saggezza onnipervasiva dello spazio stesso. Si manifesta al livello di chiarezza a quelli che sono realizzati. Un'altra versione dell'origine di questa divinità, tracciata nel testo conosciuto come "Mani Khabum", descrive l'avvento di Chenrezig nel mondo relativo dei fenomeni. Dalla sua Terra Pura , il Dewachen, il Buddha Amitabha vide la necessità di aumentare la propria attività volta al beneficio degli altri. Dal suo occhio destro emise un raggio di luce bianca e da quello sinistro un raggio di luce verde. Da questi scaturirono rispettivamente le manifestazioni delle divinità Chenrezig e Tara. Chenrezig prese forma nel regno di un condottiero conosciuto come Zangpochok, "Gentilezza sublime".

Fu trovato seduto su un fiore di loto, mentre gemeva per la sofferenza insopportabile degli esseri. Il re, che prese con sé il giovane ragazzo come suo figlio, fece domande ad Amitabha riguardanti l'apparizione del meraviglioso giovanetto. "Il ragazzo è un'emanazione dell'attività di tutti i Buddha" rispose Amitabha. "Egli è colui che compirà il beneficio di tutti gli esseri, colui che renderà gioioso il cuore di tutti i Buddha, il suo nome è Chenrezig, il nobile sovrano. Alla presenza dello stesso Amitabha, Chenrezig prese il voto di liberare gli esseri dalla sofferenza, indipendentemente dal regno in cui si trovassero, e di condurli al risveglio. Se avesse rotto questa promessa, il suo corpo si sarebbe frantumato in migliaia di pezzi. In profonda meditazione Chenrezig emise raggi di luce variamente colorati verso i sei regni di sofferenza, mandando emanazioni di sé stesso per dare beneficio agli altri.

La leggenda dice che per tre volte Occhi Amorevoli fu capace di svuotare i tre regni inferiori dai loro abitanti. Dopo alcuni Kalpa di meditazione, il grande Bodhisattva aprì i suoi occhi e vide che i regni inferiori erano di nuovo pieni di sofferenza, e decise che questo compito andava oltre perfino alle sue capacità. Di conseguenza, Chenrezig si divise in migliaia di pezzi. Amitabha allora si mise al lavoro per ricostruire il Bhodisattva frantumato e decise di appoggiare la sua nobile decisione. Questa volta Amitabha fornì a Chenrezig nove volti pacifici ed uno irato, coronati dalla sua testa. Inoltre, gli diede un migliaio di braccia, con l'occhio della saggezza su ogni palmo delle mani, per conferire pieno potere alla sua benevola attività di emissario.


Insieme a questi complementi, Amitabha diede a Occhi Amorevoli il mantra, OM MA NI PE ME HUNG, come mezzo per trasmettere il suo potere di trasformazione.

Occhi Amorevoli in effetti può essere visto in tre modi diversi. Prima di tutto come Yidam, una manifestazione di luce ed energia inseparabile dalla mente pienamente illuminata del proprio Lama. In questa forma Chenrezig appare come una divinità di meditazione che conferisce la saggezza pienamente realizzata dei Buddha direttamente alla mente del meditatore. In secondo luogo, Occhi Amorevoli può essere visto come un simbolo che rappresenta la gentilezza amorevole e la compassione. A questo proposito tutti gli atti di gentilezza, generosità, ecc., così come anche le persone che esprimono queste stesse qualità possono essere visti simbolicamente o realmente come l'attività di Occhi Amorevoli. Nel terzo caso, il significato di Chenrezig indica la vera natura della mente. Attraverso l'intuizione si può capire che tutte le manifestazioni sono il magico gioco simile ad un sogno della mente non generata, si può capire che sé stessi e gli altri sono costruzioni illusorie e rigide della mente relativa e del suo inconsapevole e abitudinario aggrapparsi all'apparenza sia di un io che di una esistenza esteriore reale. Quando riconosciamo che il "sé" e "l'altro" sono parte di una totalità illuminata ed inseparabile diventa ovvio che, come Chenrezig, non possiamo separare le cose buone che desideriamo per noi stessi da quelle che desideriamo per gli altri. In questo modo la mente stessa diventa motivata dal desiderio di vedere tutti gli esseri ricevere la più alta gioia che prima volevamo solo per "noi stessi".

Con la comprensione che la nostra mente è spazio non-creato, continuo e consapevole, e che "gli altri" appaiono come chiarezza vivida entro quello spazio, il campo della nostra compassione diventa senza limiti poiché tutti gli esseri, proprio come noi, appaiono in realtà come dei Buddha grazie alla prospettiva della più alta visione della mente. Chenrezig o le sue manifestazioni sono apparse nel mondo attraverso emanazioni, tra le quali fu riconosciuta quella di Songtsen Gampo, il primo Re Buddhista del Tibet (617-698), così come di Padmasambhava (VIII secolo), che portò il Dharma in Tibet. Tra gli altri ad essere riconosciuti come Chenrezig c'è il Dalai Lama. Egli esprime le qualità dell'aspetto pacificatore a quattro braccia di Avalokitesvara. Anche i Gyalwa Karmapa attraverso le loro diciassette incarnazioni sono considerati emanazioni di Occhi Amorevoli. Si dice che, precedentemente al suo riconoscimento come Karmapa (il primo insegnante reincarnatosi consapevolmente) l'attività del grande Yogi era quella di "Gyalwa Gyatso", una forma rossa profondamente mistica di Chenrezig in unione con la consorte.

Questo aspetto di Buddha era uno dei cinque Tantra Speciali che, come Naropa aveva predetto, sarebbero stati portati dall' India in Tibet da uno studente del Lignaggio di Marpa. Questi insegnamenti furono dati dalla yogini Khandro Karpa Sangpo a Tipupa, che li passò allo studente di Milarepa, Rechungpa. In questo modo il Karmapa ricevette e praticò questo più alto Maha Anutara Tantra e divenne nell'essenza Chenrezig stesso. Durante la vita del Buddha Shakyamuni, è stato detto che Avalokitesvara si manifestò come uno dei suoi principali discepoli. Egli ebbe un ruolo importante in molti discorsi, compreso quello del Sutra del Cuore. In questo insegnamento, su richiesta del Buddha, Avalokitesvara espose il famoso discorso sulla realtà ultima al suo caro amico Shariputra e molti altri discorsi, " .....La forma è vacuità, la vacuità è forma. La vacuità non è altro che forma: la forma non è altro che vacuità. Similmente, emozioni, discriminazioni, fattori aggreganti e consapevolezza sono privi di esistenza reale. Shariputra, tutti i fenomeni sono meramente vacui, perché non hanno caratteristiche precise. Non sono prodotti e non cessano.

Non hanno contaminazione e non hanno separazione dalla contaminazione". Avalokitesvara proseguì, come portavoce per il Sangha e per coloro che desideravano portare beneficio agli altri: "I Bodhisattva fanno affidamento sulla perfezione della saggezza e si attengono solo a questa. Le loro menti non hanno ostruzioni, non hanno alcuna paura. Andando espressamente oltre la malvagità, essi raggiungono il nirvana ultimo. Inoltre, tutti i Buddha dei tre tempi che dimorano nella perfezione, avendo fatto affidamento sulla perfezione della saggezza, sono diventati Buddha completi e manifesti nello stato di insuperabile, perfetta e completa Illuminazione." In un altro Sutra è testimoniato che il Buddha Shakyamuni profetizzò che il suo amatissimo figlio, Avalokitesvara, in futuro avrebbe soggiogato i selvaggi abitanti del Tibet e li avrebbe guidati lungo il sentiero dell'Illuminazione. In genere, il mandala o campo di potere di un Buddha o l'aspetto della saggezza buddhista, scaturiscono dalle sue sillabe e dal mantra. Così le vibrazioni del suono rappresentano un particolare Buddha; l'energia di quell'aspetto e le qualità di saggezza, come anche la sua attività, sono inseparabili. Questo è il caso del mantra di Chenrezig, OM MA NI PE ME HUNG, comunemente detto delle "sei sillabe".

Recitando il mantra di Chenrezig si attiva la sua attività compassionevole per il beneficio sia degli altri che di sé stessi. I risultati positivi che ne derivano possono essere maggiori di quelli che realisticamente si possono immaginare. Fu il "Secondo Buddha", Guru Rinpoche (in Sanscrito Padmasambava) che, su ordine del Re Trisong Deutsen, riuscì ad affermare il Buddhadharma in Tibet. Informò chiaramente il Re e i suoi sudditi dei benefici prodotti invocando l'attività del Grande Compassionevole. Fu proprio Guru Rinpoche a nominare Chenrezig la principale divinità dei Tibetani. Prima di lasciare la terra delle nevi, Guru Rinpoche tenne un lungo discorso al re Mutig e alla sua assemblea.
Cominciò con: "Ascoltate, Re del Tibet, nobiltà e sudditi! OM MA NI PE ME HUNG è la quintessenza del Grande Compassionevole, quindi il merito che deriva dal pronunciarlo è incalcolabile. Un singolo seme di sesamo può moltiplicarsi in moltissimi semi, ma il merito che deriva dal pronunciare le sei sillabe è molto più grande. Tutti i bisogni ed i desideri sono assicurati quando si supplica il prezioso gioiello che esaudisce i desideri, ma il merito sorto dal pronunciare le sei sillabe è molto più grande. È possibile contare tutto il grano seminato nei quattro continenti, ma i meriti che derivano dal pronunciare le sei sillabe una sola volta non possono essere contati. È possibile contare le gocce d'acqua nel grande oceano, una ad una, ma i meriti che derivano dal pronunciare le sei sillabe una sola volta non possono essere contati. È possibile contare ogni pelo sul corpo di tutti gli animali esistenti, ma i meriti che derivano dal pronunciare le sei sillabe una sola volta non possono essere contati. OM MA NI PE ME HUNG. Le sei sillabe sono la quintessenza del Grande Compassionevole. È possibile consumare una montagna di ferro meteorico alta otto mila miglia strofinandola una volta ogni eone con il cotone più soffice del Kashika, ma i meriti che derivano dal pronunciare le sei sillabe una sola volta non possono esaurirsi.

È possibile calcolare i meriti che derivano dal costruire uno Stupa con sette preziosi materiali, riempito di reliquie dei Buddha di tutto il sistema del mondo e facendo continue offerte, ma i meriti che derivano dal pronunciare le sei sillabe una sola volta non possono essere calcolati."
Guru Rinpoche continuò a spiegare i benefici della pratica di Chenrezig: "OM MA NI PE ME HUNG. Le sei sillabe sono la quintessenza della mente del nobile Avalokitesvara. Se reciterete questo mantra 108 volte al giorno, non prenderete rinascita nei tre reami inferiori. Nelle vite seguenti conseguirete un corpo umano e potrete ricevere una visione del nobile Avalokitesvara. Se recitate quotidianamente il mantra correttamente ventuno volte, sarete intelligenti e capaci di ricordare tutto quello che avrete appreso. Avrete una voce armoniosa e diventerete esperti nel significato di tutto il Buddhadharma...... " Il grande Siddha Guru consigliò i suoi seguaci di invocare Occhi Amorevoli in tutte le situazioni: ".... Paragonato a qualsiasi trattamento o cura, le Sei Sillabe sono il rimedio più potente contro malattia e la sofferenza". Continuò: "Le virtù delle Sei Sillabe sono incommensurabili e non possono essere pienamente descritte perfino dai Buddha dei tre tempi. Perchè? Perchè questo mantra è la quintessenza del nobile Bodhisattva Avalokitesvara, che incessantemente guarda con compassione le sei classi degli esseri. Così la recitazione di questo mantra libera tutti gli esseri dal samsara." Si dice che il mantra di Chenrezig racchiuda tutti gli insegnamenti del Buddha ed esprima la sua essenza illuminata. Quindi il mantra è dotato della capacità di purificare la nostra mente dai veli che la oscurano. Questi veli comprendono le due principali oscurazioni, le nostre personali emozioni perturbatrici ed il nostro modo rigido e fissato di vedere la "realtà". Insieme, questi due fattori includono ciò che è conosciuto come ignoranza, e questa è la ragione per cui continuiamo a pensare, a fare e a dire quelle cose che attraverso causa ed effetto alla fine maturano come dolore. Chenrezig è essenzialmente compassione, unita alla suprema natura della mente.

Le due cose corrispondono alle forme dell'altruismo risvegliato. In Tibetano quest'altruismo è conosciuto come Bodhicitta. Prima di tutto c'è la "Bodhicitta assoluta", che corrisponde alla vacuità, in cui la realtà viene direttamente sperimentata come qualcosa privo di consistenza, di sostanza e di realtà. Poi c'è la "Bodhicitta relativa" che è il sincero desiderio di dare beneficio agli altri senza limiti. La Bodhicitta relativa può scaturire dalla Bodhicitta assoluta quando si comprende che tutti gli esseri sono inseparabili dalla nostra stessa consapevolezza e dalla nostra esistenza umana. Le due Bodhicitta insieme includono vacuità e compassione. Questi aspetti relativi ed assoluti possono anche essere visti come unione di saggezza, compassione, e i metodi per raggiungerle. Al livello più alto entrambe sono l'incontro tra gioia e spazio, tra il gioiello ed il loto, tra l'attività maschile e la saggezza femminile ed il dissolvimento di tutte le illusioni.

ll corpo di Chenrezig è bianco e immacolato come neve che riflette direttamente il sole. È raffigurato con quattro braccia che simboleggiano sia i quattro incommensurabili, amore, compassione, gioia ed equanimità, sia le quattro attività buddhiche di pacificazione, rafforzamento, attrazione e protezione attiva. Due mani tengono all'altezza del cuore il gioiello che esaudisce tutti i desideri. La mano destra più esterna tiene una mala di cristallo che porta tutti gli esseri verso la liberazione. Il fiore di loto che porta nella sua mano sinistra simbolizza l'apertura a tutti i reami dei Buddha. La luna dietro di lui simbolizza la radiosità del suo stato illuminato. Le cinque stoffe di seta colorata rappresentano le cinque saggezze. La pelle di daino sulla sua spalla destra è il simbolo della amorevolezza, della forza e della gentilezza di questo animale. All'altezza del cuore di Chenrezig è posato un fiore di loto aperto al centro del quale c'è la sillaba seme HRIH, che significa gentilezza amorevole. Questa è anche la sillaba seme per invocare l'attività del Buddha Amitabha. Intorno alla sillaba ci sono le sei sillabe che emanano luce verso i reami dell'esistenza samsarica.

OM è un bianco brillante, MA è verde, NI è giallo, PE è blu, ME è rosso mentre la lettera HUNG è nera oppure blu profondo. Sopra Avalokitesvara posto su un trono di loto siede il Buddha rosso della Luce Infinita Amitabha, che appare splendente come una montagna di rubini nella luce di mille di soli. Egli tiene la ciotola della liberazione nel suo grembo.

Seguendo l'OM, che rappresenta il corpo di tutti i Buddha, le sei sillabe significano letteralmente:"Il gioiello è nel loto". È la fine di tutti i dualismi; adesso il meditatore, l'oggetto di meditazione e l'atto del meditare diventano una totalità inseparabile. Generiamo quindi la compassione Buddhista sperimentando gli altri come inseparabili da noi stessi ed osservando la sofferenza condizionata delle loro menti, e non dando retta alle varie sofferenze del nostro cuore.
Al nostro attuale livello di esperienza, gli esseri rinascono in seguito alla maturazione del loro karma. La pratica delle sei sillabe chiude le porte alla rinascita dolorosa nei sei reami dell'esistenza ciclica conosciuta come samsara. OM chiude la porta al regno degli dei, che sorge dall'orgoglio eccessivo. MA chiude la porta alla gelosia e al regno dei semidei. NI chiude la porta all'attaccamento e allo stato di desiderio predominante che tiene legati al regno umano. PE trasforma il torpore e l'ottusità della rinascita nel regno animale. ME svuota il regno dei preta, o spiriti affamati, e trasforma la loro opprimente avidità. Infine HUNG svuota i regni di paranoia, bollenti e freddi, che derivano dalla collera e dalla rabbia, dove la sofferenza e' oltre ogni immaginazione e sembra durare in eterno.

Questi stati possono essere visti come immaginari o reali, e possono tutti essere visti all'interno delle stesse condizioni umane. Le sillabe hanno anche un proprio effetto specifico di purificazione. OM purifica i veli del corpo. MA purifica i veli della parola. NI purifica i veli della mente, PE purifica i veli delle emozioni perturbatrici. ME purifica i veli dei condizionamenti abitudinari e latenti, mentre HUNG rimuove il velo della conoscenza fuorviante. Le sei sillabe sono rispettivamente una invocazione del corpo, della parola e della mente, delle qualità, delle attività e della totalità di tutti i Buddha. Le sillabe corrispondono anche alle sei perfezioni o "paramita". Queste sono la generosità, la condotta etica, la pazienza, l'applicazione gioiosa, la concentrazione meditativa e la saggezza o realizzazione. OM invoca l'attività di Ratnasambhava, MA di Amoghasiddhi, NI invoca Vajradhara. PE richiama Vairochana, ME Amitabha mentre HUNG invoca Akshobya. Infine le sei sillabe sono connesse alle sei saggezze. Sono infatti l'aspetto pienamente trasformato delle nostre emozioni perturbatrici, tutte derivanti principalmente dall'ignoranza e in secondo luogo dall'attaccamento e dall'avversione. OM è la saggezza eguagliatrice, MA la saggezza realizzatrice, NI la saggezza autoriginata, PE la saggezza del Dharmadatu, ME la saggezza discernitrice, mentre HUNG è la saggezza simile ad uno specchio.

Il grande poeta e yogi Patrul Rinpoche consigliò i suoi discepoli: "Una divinità, Chenrezig, rappresenta tutti i Buddha; un mantra, le sei sillabe, rappresenta tutti i mantra; un Dharma, la Bodhicitta, rappresenta tutte le pratiche delle tappe di sviluppo e di completamento. Conoscendo il mantra che libera tutti, recita il mantra delle sei sillabe. Quando la tua vita si esaurisce come il sole che cala oltre l'orizzonte, la morte si avvicina come le ombre che si allungano alla sera. Cosa rimane della tua vita che svanisce rapida come le ultime ombre che si dileguano? Non c'è tempo da sprecare, recita il mantra delle sei sillabe. Se controlli la tua mente ripetutamente, qualsiasi cosa fai, diventa il sentiero perfetto. Di tutte le centinaia di istruzioni vitali questa è la assoluta quintessenza; concentra ogni cosa in questo singolo punto e recita il mantra delle sei sillabe." La pratica del mantra di Chenrezig è disponibile per chiunque. Tuttavia, per essere veramente efficace è necessario ricevere il rifugio, l'iniziazione e le istruzioni orali da un Lama o da un insegnante qualificato. In questo modo tutte le condizioni sono ottimizzate per invocare e realizzare il pieno potenziale del potere benevolo della divinità.

Il Sangha comprende i praticanti attivi che perseguono il sentiero dei Bodhisattva. Chenrezig rappresenta il perfetto altruista che lavora per gli altri senza limiti. Da tempi senza inizio sono apparsi degli esseri che prendono continuamente rinascita nei vari reami e dimensioni di esistenza. Comprendendo questo nasce la consapevolezza che tutti gli esseri, una volta o l'altra, senza eccezione, sono stati nostre madri gentili e protettive. Aprendo gli occhi vediamo che questi stessi esseri sono ancora presi nella rete della sofferenza condizionata. Che scelta ha la persona intelligente se non quella di lavorare diligentemente per ripagare la precedente gentilezza che gli fu data?
Un po' di abile distacco e di pazienza possono essere utili quando incontriamo oggi quelle stesse madri come nostri detestabili nemici o oppressori. Una ragione in più per essere grati verso di loro. Tutti noi, dal più grande a quelli con corpi o intelligenza simili a microbi, abbiamo la natura di Buddha. Nel Buddhismo la condizione umana, sebbene temporanea, è considerata il veicolo ottimale per riconoscere ed attivare tutte le qualità della mente. È solo la polvere karmica ad oscurare la chiarezza della nostra natura di Buddha. Si dice che i detriti karmici di eoni innumerevoli di vite passate possono essere sradicati con la pratica delle sei sillabe e invocando il proprio Lama illuminato, in quanto inseparabile dalla forma e attività di Occhi Amorevoli. Rinunciando alla grande opportunità di praticare, la grande ruota delle apparenze samsariche continuerà a girare e noi potremo perdere quella più che rara qualità di valore dell'essere umano, che è la libertà stessa.

RIF  http://www.buddhism.it/teaching/lovingEyes.html

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Re: I due Buddha della Ruota del Karma: Amithaba e Gautama

Messaggio Da Lancillotto2013 il 2/14/2018, 00:03

http://www.giapponeinitalia.org/figura-seduta-del-buddha-amida/

Il Buddha Amitabha (Amida Nyorai in giapponese) è qui rappresentato seduto a gambe incrociate nella posa dhyanasana, con le mani che formano il mudra Amida Raigo-in.
Il viso ha un’espressione serena, con gli occhi bassi sotto le sopracciglia arcuate e un sorriso soddisfatto appena accennato. I capelli sono disposti in file formate da piccoli chignon che coprono anche lo ushnisha, la protuberanza sulla testa. Il drappeggio della veste del Buddha è composto da eleganti pieghe che ricadono dalle spalle al grembo fino ad adagiarsi sulle gambe.
I seguaci del Budda Amida rimasero un gruppo esiguo fino al periodo Kamakura (1185-1333), durante il quale la divinità divenne popolare grazie alla nuove sette della Terra Pura votate a portare il buddismo alla popolazione umile e analfabeta. La salvezza della gente comune era uno degli scopi fondamentali di queste sette, privilegiando una fede pura e semplice a complicate e artificiose dottrine.
Si crede che Amida Nyorai presieda il Gran Paradiso Occidentale e si dice che quando un devoto muore egli stesso discenda per riportare il fedele nella Terra Pura.
Le mani di questa scultura sono atteggiate nel gesto (mudra) tipico di Amida che accoglie gli spiriti dei fedeli defunti.

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Re: I due Buddha della Ruota del Karma: Amithaba e Gautama

Messaggio Da Lancillotto2013 il 3/8/2018, 22:27


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