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Patanjali, un'altra incarnazione di Krishna Vishnu

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Messaggio Da Lancillotto2013 il 1/7/2017, 19:18

Patañjali

Fondatore del sistema dello yoga e autore degli Yoga Sutra, l’antico testo che stabilisce la pratica e la filosofia dello yoga.

La Biografia


1) I genitori e la nascita

Di Patañjali conosciamo molto poco. Anche i dettagli più importanti della sua biografia sono oggetto di disputa e del poco che sappiamo, quasi tutto si confonde con la leggenda.

Da un millennio si discute riguardo alle date della nascita e della vita di Patañjali. Alcuni autori suggeriscono che sia vissuto nel quarto secolo prima di Cristo, mentre altri insistono che sia vissuto nel sesto secolo d.C.. La ragione di questa forte divergenza nelle possibili date è la tradizione, comune a quel tempo (esisteva anche nell’antica Grecia e crea ancora enormi problemi agli storici), di attribuire ogni saggia affermazione, a qualcuno gia noto per il suo grande valore.
Al fine di rendere più accettabili e autorevoli i propri contributi, gli autori successivi furono lieti di concedere credito alle affermazioni attribuite ai loro illustri predecessori, che acquisirono pertanto una smisurata longevità. Di fronte a tale evidenza il meglio che si può fare adesso è di dar credito alle più probabili date della nascita e della morte di Patañjali. Dal momento che l’opera più nota di Patañjali, gli Yoga Sutra, si presenta in forma di lucidi aforismi, la data più probabile cade tra il quarto e il secondo secolo prima di Cristo. E’ infatti attorno a tale epoca che lo stile degli aforismi, non solo ebbe la sua massima diffusione, ma raggiunse probabilmente il suo più alto livello stilistico. L’opera di Patañjali è largamente riconosciuta come l’esempio più raffinato nella tecnica dei sutra. La data più probabile, secolo più, secolo meno, oscilla attorno al 250 a.C..

Cercare di raccogliere informazioni sui genitori di Patañjali pone ulteriori problemi. Secondo la leggenda era il figlio di Angiras, uno dei dieci figli di Brahma il Creatore, e di Sati, la consorte di Shiva. Se così fosse, sarebbe non solo il nipote del Creatore dell’universo, ma anche il fratello di Brhaspati, signore della sapienza e dell’eloquenza e grande offerente di sacrifici.

Secondo un’altra leggenda, poco prima che Patañjali nascesse, il Signore Vishnu stava seduto sul suo serpente, Adisesa. (Adisesa è infatti una delle numerose incarnazioni di Vishnu). Mentre sedeva sul suo serpente-carrozza, Vishnu fu incantato dalla danza di Siva. Vishnu fu talmente scosso che il suo corpo iniziò a vibrare ed a martellare pesantemente su Adisesa che provò un forte disagio. Quando la danza ebbe termine il peso si alleggerì istantaneamente. Adisesa chiese a Vishnu cos’era successo. Saputo della danza, Adisesa volle impararla e potè così danzare per la gioia di Vishnu, suo Signore. Vishnu rimase colpito e predisse a Adisesa che Siva l’avrebbe benedetto per la sua comprensione e devozione e che un giorno si sarebbe incarnato in modo da inondare l’umanità di benedizioni e da soddisfare il suo desiderio di danzare. Adisesa cominciò subito a riflettere su chi avrebbe potuto essere sua madre. Allo stesso tempo una donna virtuosa di nome Gonika, totalmente devota allo yoga, stava pregando e cercava qualcuno che diventasse per lei un degno figlio. Essa desiderava portare avanti la conoscenza e la comprensione raggiunti attraverso la pratica yoga. E dal momento che i suoi giorni sulla terra erano già in gran parte trascorsi senza che essa avesse trovato un candidato, si prostrò di fronte al Sole, la manifestazione terrena della luce e della presenza di Dio. Raccolse la sola offerta che potè trovare – una coppa d’acqua tra le mani – e lo implorò di benedirla con un figlio. Poi si pose a meditare di fronte al Sole, preparandosi ad offrire la sua semplice ma sincera offerta. Vedendo tutto questo Adisesa – il trasportatore di Vishnu – comprese di aver trovato la madre che stava cercando. Proprio quando Gonika stava per offrire la sua coppa d’acqua al Sole, guardò le sue mani e rimase stupita nel vedere un sottile serpente che si muoveva tra le sue mani. Ed ancor più si stupì quando un attimo dopo il serpente assunse una forma umana. Si trattava di Adisesa, che a sua volta si prostrò di fronte a Gonika pregandola di accettarlo come suo figlio.



2) Il luogo di nascita


Anche il luogo della nascita di Patañjali non è ben chiaro, né si sa esattamente dove visse. Il Monte Meru si erge al centro dell’universo ed è generalmente considerato un’allegoria della spina dorsale dell’umanità. Esso è circondato da diversi continenti. Quello centrale che circonda il Monte Meru, è chiamato Jambudvipa a causa dell’albero di Jambu che abbonda su di esso. Un particolare albero di Jambu si erge orgogliosamente in vetta al Monte Meru. I suoi frutti e fiori sono visibili da ogni punto del continente e sono fortemente desiderati dai suoi abitanti. Jambudvipa si divide in nove (alcuni sostengono sette) Varshas o regioni separate da catene di montagne. I loro nomi sono Bharata, Ilavrita, Hari, Kuru, Hiranmaya, Ramyaka, Ketumala, Bhadrasva e Kimnara. L’India viene talvolta considerata come la stessa Jambudvipa ma più spesso viene detta essere la Bharatavarsha. E’ il luogo dove vivono i Bharata ed i loro discendenti. Il primo di essi è Agni, dio del fuoco ed autore del Rig Veda; i discendenti sono coloro che pregano porgendo delle offerte. Soltanto nel Bharatavarsha esistono i quattro yuga o epoche (Krita, Treta, Dvapara e Kali), ed è quindi il Bharatavarsha che permette un corretto passaggio del tempo e lo smaltimento del karma. Ma mentre il Bharata può normalmente contenere il tempo, le azioni e le loro conseguenze come le conosciamo, tuttavia è pieno di devoti che praticano intensamente le necessarie austerità religiose e spirituali. Ciò rappresenta una speranza di salvezza per tutti gli abitanti. Quindi, sebbene Bharata possa essere un posto ‘ordinario’, è anche un luogo molto 'speciale'. Gli altri otto varsha contengono vari esseri che sono al di là del tempo e del karma e che quindi non fanno altro che godere i frutti delle loro precedenti esistenze.

La Tradizione sostiene che il saggio Patañjali non nacque in Bharatavarsha, nè in alcun altro luogo ordinario. Nacque invece in Ilavritavarsha. Alcuni insistono che Ilavrita non è una delle divisioni di Jambudvipa ma un luogo che sta al di là. E’ abitato solo da dei e da quei pochi esseri spirituali che incarnano la suprema spiritualità e trascendenza. Ilavrita quindi, non è strettamente una parte dell’India, o di un altro paese della terra, ma un luogo eterno e celestiale.

Al fine di placare tutti quelli che vogliono essere sempre rigorosi e non danno credito ad alcuna cosa che non sia verificabile, è forse saggio concedere che tutti questi racconti intorno alla nascita di Patañjali siano delle allegorie. Potremmo concludere dicendo che, come avviene per tutti i grandi rishi e saggi che hanno illuminato l’umanità, Patañjali sia venuto in questo spazio-tempo terreno da altre sfere. Venne per trasmettere la conoscenza a vantaggio di quegli abitanti di Bharata che – afflitti come sono dal tempo, dall’esistenza, dalle cause e dagli effetti – sono ansiosi di riceverla e di assorbirla.

3) La vita


Quali che siano il luogo e la data di nascita, Patañjali venne al mondo per realizzare il suo destino. Come era da attendersi data la sua origine, non ebbe un’infanzia ordinaria. Pare che sia stato in grado di comunicare perfettamente dal momento della nascita ed anche il vigore dell’intelletto e la capacità di discorrere furono quelli tipici dei saggi, dei rishi e dei veggenti. Patañjali non solo analizzò e discusse accuratamente gli aspetti del presente, ma mostrò di conoscere con precisione il lontano passato ed il futuro vicino e distante. L’occhio, la mente e la bocca erano di tale intensità che una volta, quando gli abitanti di Bhotabhandra scelsero di disturbarlo nel pieno delle sue austerità religiose, li ridusse in cenere con nient’altro che la sua parola. Anche il suo matrimonio è avvolto dalla leggenda. Pare che un giorno abbia scoperto una squisita e incantevole fanciulla, Lolupa, nel cavo di un albero sul pendio settentrionale del Monte Sumeru, la vetta della montagna celeste dell’illuminazione. Egli la prese subito in sposa, unendosi indissolubilmente ai frutti della sua ricerca spirituale, e visse felicemente fino a tarda età.

4) Il suo ritratto


Come viene dipinto in molte raffigurazioni, Patañjali è ritenuto una incarnazione del serpente Ananta, il cui nome significa 'colui che è senza fine' e che è un’altra forma di Adisesa. Il Signore Vishnu siede sopra Adisesa prima dell’inizio della creazione. Patañjali stesso è generalmente dipinto come mezzo uomo e mezzo serpente, con il torso umano che emerge dalle spire del serpente che si risveglia al momento della creazione. Il serpente rappresenta l’energia creativa. Le mani di Patañjali stanno nella posizione Indiana tradizionale del saluto 'namaste', talvolta definita come 'añjali' o offerente. Siccome il termine ‘pata’ vuol dire caduto, 'Patañjali' può essere semplicemente tradotto come 'la grazia che discende dal Cielo'. Egli viene generalmente dipinto in una trance meditativa. Le sue mani benedicono coloro che si sono avvicinati a lui alla ricerca dello yoga e delle sue verità. Il suo saluto allevia con la grazia le loro fatiche ed assicura che esse porteranno frutto. Patañjali infatti non ha due mani ma quattro. Le due poste di fronte benedicono nel gesto añjali mentre le altre due sono sollevate in alto. Una di esse tiene il sankha, la conchiglia che rappresenta l’energia del suono. Essa invita i meditanti alla pratica ed annuncia l’imminente fine del mondo come essi lo conoscono. L’altra mano alzata afferra il cakra, il disco che rappresenta sia la ruota del divenire, sia la legge di causa ed effetto.

5) Le sue opere


Quando si tratta di definire le opera di Patañjali, l’incertezza continua. Un ruolo importante (che non sorprende tenendo conto dei sui natali) è quello di grande danzatore. Anche ai nostri giorni i danzatori indiani che lavorano nella tradizione classica, lo invocano e gli rendono onore. Per questo Patañjali è il santo protettore della danza.

Qualcuno sostiene anche che egli abbia scritto un trattato di medicina aiurvedica. Certo è che il testo in questione tratta di ciò che è stato il massimo interesse di Patañjali: la diagnosi delle malattie, la struttura e la funzione del corpo umano, il mantenimento di una buona forma fisica, il benessere e il buon aspetto; riguarda inoltre le proprietà curative dei vari farmaci e le tecniche necessarie per somministrarli. Tutto ciò è menzionato negli Yoga Sutra. Ma sebbene la tradizione sostenga strenuamente che lo scrittore del testo aiurvedico sia lo stesso Patañjali che ha scritto gli Yoga Sutra, gli studiosi non accettano questo come un fatto sicuro. C’è però un argomento che può essere portato contro questi studiosi a dimostrare il loro errore. Gli Svayambhus – esseri divini che portano avanti la loro esistenza senza causa, che sono privi di karma, e che manifestano se stessi come esseri evoluti ed altamente spirituali per l’elevazione dell’umanità – in nessun modo sono obbligati al rispetto dei fatti storici.

Le acque vengono ulteriormente intorbidate quando si considera un altro grande trattato attribuito a Patañjali. Si discute ancora sul fatto che un uomo famoso di nome Patañjali nacque in Gonarda e visse per un certo periodo in Kashmir. “questo” particolare Patañjali visse e scrisse approssimativamente nel140 a.C.. Era un illustre grammatico ed il suo Mahabhashya o Grande Commentario sulla grammatica di Panini, fu magistrale. E’ conosciuto e studiato ancora oggi. Ma il Mahabhashya fu molto più che un semplice commentario. Il Patañjali che lo scrisse ampliò moltissimo il lavoro di Panini. Ridefinì le regole della grammatica Sanskrita, allargò enormemente il suo vocabolario, dette al Sanskrito un potere tale da renderlo uno strumento artistico, sottile e raffinato, in grado di esprimere qualunque pensiero umano. Egli non costruì semplicemente un corpo teorico, ma dimostrò tutte le possibilità del Sanskrito attraverso la sua abilità nel padroneggiarlo. Chiaramente ci chiediamo se questo particolare Patañjali fu o meno lo stesso che scrisse sull’ayurveda, lo stesso che scrisse sullo yoga ed anche se fu il protettore della danza. Mettendo a fuoco le sue opere sulla grammatica e sullo yoga, esiste l’inevitabile problema di verificare le date ed i luoghi. Il Patañjali degli Yoga Sutra visse sicuramente diversi secoli prima del Patañjali del Mahabhashya. Per quanto riguarda quest’ultimo le date possibili sono abbastanza ristrette. Accanto a ciò esistono alcune aspetti che riguardano i testi. Le contraddizioni filosofiche tra i due testi sembrerebbero indicare che essi semplicemente non possono avere lo stesso autore. Questo comunque non è un argomento sufficiente. E’ abbastanza facile, dopo tutto, trovare scrittori che esprimono idee contraddittorie in libri su differenti soggetti scritti in differenti momenti della loro vita. Oltretutto un lavoro di grammatica è un oggetto molto diverso da uno di yoga. Non c’è certo da meravigliarsi se idee che mostrano il loro aspetto migliore in un campo, non sono adeguate se trasportate in un altro campo. Il punto è certamente che entrambi sono eccellenti lavori nei loro rispettivi campi, con argomenti impeccabili e strutture logiche. Sono esattamente ciò che devono essere e non avrebbe senso pretendere che fossero completamente compatibili con gli altri. Detto questo, prendiamo atto che la tradizione che riunisce questi tre Patañjali (Quattro se si aggiunge la danza alla grammatica, alla medicina e allo yoga), è andata avanti per due millenni e non sembra in procinto di morire tanto presto.

6) Il suo contributo


Sfortunatamente la confusione riguardo alla vita di Patañjali si estende anche alla cosa che lo ha reso famoso: gli Yoga Sutra. Esistono dubbi riguardo a tre aspetti importanti. Patañjali scrisse realmente gli Yoga Sutra? Se lo fece fu lui il vero autore o fu semplicemente un ordinatore di cose già scritte? E accettando che la risposta alla prima domanda sia affermativa, il testo che abbiamo oggi è quello autentico?

Probabilmente la più grande controversia riguarda il quarto pada o capitolo degli Yoga Sutra. Alcuni commentatori sostengono che lo stile e i contenuti sono molto diversi dai primi tre. Prima di tutto è eccezionalmente corto. Questa brevità non avrebbe particolare importanza se non fosse per la struttura dell’argomento. I primi tre capitoli sembrano sviluppare i loro temi in maniera non dogmatica. Il quarto, al contrario, sembra molto più precipitoso e sembra che si sforzi di fissare un concetto. Il Sutra 16 è probabilmente il più controverso di tutti come è stato evidenziato dal settimo commentario di Vyasa. Ad un certo punto sembra che Vyasa esponga il pensiero di Patañjali utilizzando argomenti tratti dal Buddhismo. In un altro momento sembra affermare che una particolare affermazione che sta spiegando è in ogni caso un’affermazione di Patañjali. Un altro punto controverso riguarda il fatto che, contrariamente ai primi due capitoli, il terzo termina con la parola 'iti'. 'Iti' significa approssimativamente 'così come fu inteso' (qualcosa di simile al termine QED cioè quod erat demonstrandum, tipico dei testi di geometria del medioevo e del rinascimento). E’ il modo tradizionale di concludere i testi Sanskriti, un modo per dire due volte la parola “Fine” in un libro. I critici sostengono che è strano che un libro contenga due volte la parola 'iti' o 'Fine’. Coloro che affermano l’unità degli Yoga Sutra, sostengono che il quarto capitolo sia fisicamente e metafisicamente coerente con i precedenti tre e che i quattro capitoli presi insieme mostrano un notevole grado di omogeneità e consistenza tematica. Ciò che fa il quarto capitolo è di descrivere lo stesso argomento ma dal punto di vista di qualcuno che ha già raggiunto il suo scopo, e non di qualcuno che ancora sta cercando. Gli scettici ribattono prontamente dicendo che chiunque voglia rifilare una tardiva interpretazione come parte dell’originale, andrebbe incontro ovviamente a questo genere di problemi. Chiaramente è importante ribadire che i primi tre capitoli che rappresentano la pietra di paragone, sono indiscutibilmente opera di Patañjali. Anche una tale affermazione diviene infine difficile in quanto si discute ancora sul senso di alcuni sutra (di cui il sutra 22 del capitolo III è probabilmente il più famoso esempio). Anche questo, sostengono i critici, sembra essere una interpolazione più tardiva che interrompe l’armonioso flusso dell’opera. E’ evidente che questo annoso dibattito intorno alla effettiva autenticità dell’opera non è tale da essere facilmente risolto.

E’ inoltre difficile definire quale sia stato il reale contributo di Patañjali, riguardo alla pratica dello Yoga. Questa pratica esisteva già prima di lui. Le più antiche Upanishad fanno riferimento ad esempio al pranayama, la scienza del respiro. La più tardiva Katha Upanishad, assieme ad una mezza dozzina di altre dello stesso periodo, indica l’esistenza di molteplici differenti sistemi di yoga già conosciute da lungo tempo. Le Upanishad più specificamente yogiche come la Hamsa, la Yogatattva, la Yogakundali ed altre, sono più tardive e danno indicazioni, per quanto oscure, per le varie asanas ed altre discipline yogiche. Sebbene lo yoga sia essenzialmente una descrizione di tecniche, è anche una filosofia ed una metafisica. Tra le Upanishad, probabilmente soltanto la Maitrayana ha una chiara inclinazione verso la filosofia Sankhya, un sistema rivolto ad una piena emergenza dello yoga come sistema di pensiero. Lo Yoga è complementare al Sankhya. Ha lo scopo di realizzare lo Spirito che sta all’interno della natura come sostiene il Sankhya. Dal tempo del Mahabharata – il grande poema epico che rappresenta la storia antica dell’India – sia il Sankhya che lo Yoga vengono definiti antichi sistemi di pensiero già esistenti. E’ logico quindi che abbiano avuto dei fondatori. Kapila è ritenuto il codificatore del Sankhya mentre Hiranyagarbha riveste un ruolo simile per lo Yoga. Secondo quanto sostiene la Ahirbudhnya, Hiranyagarbha rivelò l’essenza dello yoga nel Nirodha Samhita e nel Karma Samhita. E non è certo una coincidenza che il secondo sutra degli Yoga Sutra definisce lo yoga in termini di nirodha. Non solo, ma il Nirodha Samhita è spesso chiamato Yoganushasanam, proprio con le parole con cui Patañjali inizia gli Yoga Sutra. Pare quindi evidente che Patañjali abbia attinto abbondantemente ad opere preesistenti che trattavano del Sankhya e dello Yoga.

Sebbene Patañjali (come evidenziato nei suoi Yoga Sutra) appartenga chiaramente al lignaggio di Hiranyagarbha e Kapila, differisce da loro per alcuni aspetti. Questo può dipendere dal fatto che le idée di Patañjali erano particolarmente originali. Ma lo yoga era associato con la tradizione degli shramana, i mendicanti e cercatori della foresta, che avevano discipline e linee di pensiero molto variabili. Sembra quindi probabile che Patañjali abbia tentato di riportare ordine in un sistema caratterizzato da metodi molto diversi gli uni dagli altri. Alcuni insistono che egli abbia in realtà riunito e legato insieme un gran numero di antichi testi, la maggior parte dei quali oggi è andata perduta. Quale che sia stata la sua ispirazione, Patañjali sembra aver proposto molte idée che non appartenevano né al Sankhya né allo Yoga. Ad esempio riconosce l’ego, ma non lo accetta come un principio separato, riconosce il corpo sottile, ma non lo ritiene permanente e nega che possa operare direttamente sulle cose esterne. Queste idee differiscono dal pensiero dominante dell’epoca, sia del Sankhya che dello Yoga. Come ogni altra questione riguardante Patañjali, anche per questi aspetti è difficile definire la verità. Gli Yoga Sutra potrebbero rappresentare il suo pensiero originale riguardo al Sankhya ed allo Yoga. D’altra parte potrebbe aver reinterpretato e chiarito ciò che altri hanno affermato, ripulendo tutto ciò dalle contraddizioni. In ultima analisi possiamo affermare che egli ha affrontato numerosi argomenti, alcuni dei quali risalenti ai Veda e alle Upanishad e l’ha fatto con ciò che la moderna psicologia chiamerebbe “genio”. Ciò che in passato era stato oscuro per lungo tempo, l’ha incapsulato nel cuore dei suoi sutra, e ciò che era stato astratto e incomprensibile, lo ha reso praticabile attraverso il pensiero e l’esperienza di una lunga linea di insegnanti. Mentre all’inizio lo Yoga Sutra sembra essere un testo scarno e teoretico, in realtà esso spiega la natura e la psicologia umana, essendo anche un manuale essenzialmente pratico per ricercatori spirituali avanzati.

Concludendo, le incertezze storiche riguardanti Patañjali non sono di grande importanza per coloro che vogliono trarre un qualche insegnamento dalle cose che ha scritto, in particolare il raggiungimento della tranquillità interiore e di una realizzazione spirituale. Si può discutere sulle origini e sull’autore, ma gli Yoga Sutra restano un sistema coerente ed autonomo in grado di sostenere il cercatore spirituale a livello teorico e pratico. La ragione della sua longevità e l’alta considerazione in cui viene tenuto è che Patañjali ha costruito un modello capace di supportare i numerosi modelli di comprensione che una persona può attraversare nella sua vita.

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Messaggio Da Lancillotto2013 il 1/7/2017, 19:27

Gli yogasutra di Patanjali

La struttura del testo



L'opera di Patañjali consiste in 196 sûtra (in prima approssimazione potremmo tradurre questa parola con «aforismi» o «versi») che descrivono con magistrale chiarezza e incredibile capacità di sintesi la filosofia Yoga.
In realtà la parola sûtra significa «legame», «sequenza» o «catena» e indica come tutta l'opera sia un susseguirsi ininterrotto di idee che si incastrano perfettamente come i grani di una mala fino a formare un unico concetto che percorre in filigrana tutto il testo.
Questa scrittura è anche chiamata Yoga Darshana che è spesso tradotto con «filosofia Yoga» anche se in realtà la parola darshana ha un significato molto più profondo: letteralmente significa «vedere», quindi Yoga Darshana significa «il processo di vedere attraverso lo Yoga», ma si tratta di una vista preclusa agli occhi o ad ogni altro senso; è un vedere l'invisibile che si cela dietro la comune percezione.
Il testo è diviso in quattro sezioni:

  1. Samâdhi Pada (51 sûtra): viene analizzata la natura generale dello Yoga e poiché la tecnica essenziale è il Samâdhi, quest'ultimo viene trattato approfonditamente tanto da attribuire il nome alla prima sezione.
  2. Sâdhana Pada (55 sûtra): contiene la teoria dei klesa ed un'analisi magistrale della sofferenza che la vita umana comporta ed affronta le prime cinque tecniche Yoga cui si fa riferimento come bahiranga, ovverosia esteriori. Scopo di questa sezione è quindi preparare fisicamente e mentalmente il sâdhaka alla pratica dello Yoga superiore.
  3. Vibhuti Pada (56 sûtra): tratta le tre rimanenti tecniche (antaranga, cioè interiori) e le siddhi cui queste naturalmente portano.
  4. Kaivalya Pada (34 sûtra): vengono esposti i problemi filosofici essenziali che lo studio e la pratica dello Yoga comportano.

I versi si susseguono secondo una logica irrefutabile e sono meticolosamente disposti seguendo un ben preciso ordine, riuscendo a toccare ogni aspetto della filosofia Yoga con sorprendente chiarezza. Ogni sûtra è una piccola perla che racchiude un insospettato rigore scientifico in un guscio di pura poesia.
Lo yoga di Patañjali è spesso chiamato ashtanga Yoga, ovvero lo «Yoga degli otto stadi»; infatti anche se l'autore offre un'ampia varietà di tecniche per armonizzare la mente e il corpo, il percorso principale si articola in otto stadi fondamentali. I primi cinque sono:

  1. yama (armonizzazione delle relazioni interpersonali);
  2. niyama (armonizzazione delle sensazioni interiori);
  3. âsana (bilanciamento degli impulsi nervosi opposti);
  4. prânâyâma (concentrazione di tutta l'energia pranica);
  5. pratyâhâra (raccoglimento ed eliminazione di tutte le distrazioni esterne alla persona);

Questi sono le cosiddette pratiche esterne, o bahiranga, che gradualmente preparano il corpo e la mente per gli ultimi tre stadi:

Come affrontare il testo?



Swami Satyananda Saraswati nell'introduzione al suo commento agli Yogasûtra di Patañjali narra un aneddoto molto significativo che tende a chiarire come ci si dovrebbe porre dinanzi ad una tale opera.
Un giorno due pandit (eruditi) entrarono in un ashram per partecipare ad un satsang e, essendo stati i primi a giungere, presero posto direttamente dinanzi al guru. Inizialmente il satsang riguardò gli âsana, il prânâyâma e altre pratiche di Yoga, ma dopo un certo tempo i due pandit si rivolsero al guru affermando di essere venuti da molto lontano per discutere di argomenti più importanti, in particolare delle implicazioni filosofiche del samâdhi secondo Patañjali. Uno dei due pandit sosteneva la totale uguaglianza tra il nirbîja-samâdhi e il asamprajnâta-samâdhi, mentre l'altro ne proclamava con convinzione la diversità. In breve tempo il dibattito si fece molto acceso e il tono dei due si alzò pericolosamente, mentre il guru, non avendo la possibilità di intervenire, sedeva in silenzio.
Mentre la discussione si protraeva una grossa mucca, caracollando attraverso il prato, si portò proprio dietro ai due uomini e si accovacciò placidamente, come se volesse prendere parte anch'essa al diverbio, e mentre tutti gli altri si mostrarono molto sorpresi dinanzi a questo spettacolo, i pandit, presi com'erano dalle proprie argomentazioni, non se ne avvidero nemmeno. La mucca dal canto suo sembrava vivamente interessata alle parole degli uomini, che pareva ascoltare con grande attenzione, finché improvvisamente si decise e muggì con veemenza la sua approvazione. I due litiganti balzarono in piedi spaventatissimi, a corto di parole per la prima volta dall'inizio del giorno e, tra il divertimento generale, videro la mucca che lentamente si alzava e si allontanava, probabilmente in cerca di un altro satsang da qualche altra parte.
Quella saggia mucca mostrò a tutti che gli Yogasûtra di Patañjali non furono concepiti e scritti per essere dibattuti intellettualmente, bensì per spiegare il processo e mostrare alcune tecniche per elevare la propria consapevolezza, esplorare le potenzialità della propria mente fino ad arrivare a trascenderla. E' un testo pratico e sicuramente lo stesso Patañjali avrebbe trovato appropriato il commento della mucca.
yogasutra di Patanjali - gli articoli della sezione:
Abhinivesa: paura della morte o attaccamento alla vita?
Satya e Karuna: la verità e la compassione
Dvesa, la repulsione
Râga: un attaccamento disastroso
Sutra I.20
Sutra I.19
Asmitâ, l'illusione
Sutra I.18
Avidyâ
I klesha
Yama - le astensioni, Niyama - le osservanze
Sutra I.17
Sutra I.16
Sutra I.15
Sutra I.14
Sutra I.13
Sutra I.12
Sutra I.1
Sutra I.2
Sutra I.3
Sutra I.4
Sutra I.5
Sutra I.11
Sutra I.10
Sutra I.9
Sutra I.8
Sutra I.7
Sutra I.6

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Messaggio Da Lancillotto2013 il 1/7/2017, 19:31

esempio di un Sutta di Patanjali:

Sutra I.20

श्रद्धावीर्यस्मृतिसमाधिप्रज्ञापूर्वक इतरेषाम्
Sraddhâ-vîrya-smrti-samâdhi-prajñâpûrvaka itaresâm
Gli altri (yogin) invece conquistano il samâdhi attraverso la fede, l'energia, la memoria, l'intelligenza superiore
Nella vita difficilmente è possibile giungere ad una qualunque conquista senza grandi sforzi e impegno costante; quando si segue una via spirituale, come lo yoga, è inoltre necessario assumere un atteggiamento di ricerca reverente.
Lo yoga non separa gli uomini, non impone scelte univoche ma si limita ad indicare tutte le tappe di crescita che portano a vivificare la nostra energia; è una disciplina che consente di conoscere le modalità di funzionamento della mente, permettendo all'uomo di assumersi la responsabilità della costruzione della propria vita.
I sûtra che condensano questa meravigliosa scienza, accettabile da uomini di qualsiasi religione, affermano l'importanza di coltivare sentimenti che l'essere umano poco conosce, così come il grande giardiniere è in grado di far crescere una piccola pianta che mai ha visto la luce del Sole.
Le qualità descritte da Patañjali sono tutte da riscoprire, da vivere in profondità; bisogna trovare la determinazione di farle proprie pienamente. La conquista interiore è perseveranza - energia, volontà, forza, eliminazione di ogni debolezza.

Fede


In questo sûtra si parla innanzitutto di fede: ma cos'è la fede? La fede è l'Amore, la riconoscenza che da sempre accompagna l'uomo - ma che deve essere tuttavia riscoperta - nei confronti di coloro i quali lo hanno aiutato, in questa o in altre vite.
Fede è convinzione salda della sacralità della vita, dello sforzo d'Amore dell'Universo intero, fede in tutto ciò che ha contribuito alla possibilità di dare origine alla vita.
Fede nella propria graduale crescita; fede nel proprio Maestro (quando si ha la fortuna di averlo); fede in sé stessi e nella forza che si va conquistando. Fede che consente di affermare, anche quando si è immersi nelle tenebre: «tu puoi, forza!» nonostante la fatica, la sofferenza, la negazione da parte di altri di ciò in cui si crede. Fede che non permette di rinnegare sé stessi, mai!

Energia


Vîrya non è il piccolo sforzo di volontà ma il grande impegno quotidiano; è l'energia interiore che permette di discernere gli accadimenti, di superare tutti gli ostacoli che si incontrano sulla via; è la costante determinazione a crescere.
E' il coraggio di affrontare la vita, qualunque cosa accada; è la volontà che non lascia spazio a stanchezza o debolezza.

Memoria


E' la memoria di una prova superata felicemente quando, con un attento esame, si è compreso fino in fondo quanto è accaduto, quali conseguenze interiori un dato avvenimento abbia provocato, quale risposta ne sia scaturita e cosa sia stato fatto o si debba fare perché il risultato sia positivo e completo.
Quando un'esperienza è stata compresa, se anche la Vita dovesse chiedere una verifica si sarà pronti e, rammentando la lezione precedentemente appresa, non si avrà più immedesimazione e coinvolgimento. Se la conquista è totale e la purificazione della mente è avvenuta, anche in altre vite, si potrà superare la prova con serenità e limpidezza di cuore.

Intelligenza superiore


Non ha nulla a che vedere con la conoscenze acquisite, non è sfoggio di cultura - anche se la cultura può aiutare ad ampliare la mente. E' l'intelligenza interiore, che può palesarsi una volta purificato l'intelletto e il corpo, è esperienza assimilata e vissuta, libertà dai condizionamenti, dai pregiudizi e dalla volontà altrui, capacità di vagliare con distacco tutto ciò che viene proposto e di effettuare scelte in base alla propria volontà senza cedimenti per compiacenze o debolezze.
Questa intelligenza nasce dalla mente superiore che, una volta purificata, illumina tutto il nostro essere e la nostra vita.
Se si analizza l'elenco delle qualità richieste all'adepto del raja-yoga si può notare che alla base di molte di esse si trova la purezza. All'inizio del percorso di ricerca infatti non è possibile esprimersi attraverso gli strati (kosha) più alti dell'essere umano poiché vâsanâ e samskâra (impressioni psichiche dovute ad azioni e ad abitudini precedenti; catena di cause ed effetti) velano la luce.
Attraverso diverse tappe (anga) lo Yoga consente di liberarsi da queste pesantezze, finché la luce della buddhi potrà risplendere, senza veli, nel corpo e nella mente.

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Messaggio Da Lancillotto2013 il 1/7/2017, 19:41

Sutra I.19

भवप्रत्ययो विदेहप्रकृतिलयानाम् Bhava-pratyayo videha-prakrtilayânâm

La nascita è causa del samâdhi per i «disincarnati» e per coloro che sono «immersi nella prakriti (MATERIA)»

Questo sûtra è molto importante perché mostra che l'impegno di crescere spiritualmente deve essere totale.

Patañjali afferma che alcune anime - i «disincarnati» e coloro che sono «immersi nella prakriti» (Natura, sostanza primordiale) - possano raggiungere un certo tipo di samâdhi non grazie allo sforzo cosciente, bensì per nascita, ovvero per meriti acquisiti in una precedente incarnazione; questi esseri, dopo aver vissuto una lunga vita felice e sperimentato il karma conquistato in precedenza, vedranno cessare la loro condizione di potenza e dovranno nuovamente rinascere per poter ritrovare la volontà di seguire il regolare sentiero dello Yoga e poter compiere ulteriori progressi.

Evidentemente nella vita precedente a quella di «disincarnati» queste anime non erano riuscite a liberarsi dalle illusioni della Mâyâ; ora pertanto, dopo una pausa di felicità, devono ricominciare tutto da capo: tuttavia, immersi nella trappola di prakriti, può accadere che non abbiano la possibilità di sentire l'impegno inderogabile alla crescita che, in precedenza, hanno avvertito. Possono mancare le condizioni familiari, occasioni di incontri e di consapevolezza.

Questo rischio è reale per ogni anima che conquista un'incarnazione come essere umano: l'attaccamento alla vita porta a vivere infinite miserie e non conduce alla liberazione. Di nuovo si può essere fagocitati dalle illusioni di potere, di ricchezza, di apparente felicità.

Se non si possiede la ferma decisione e la forza di affrancarsi dalla Mâyâ e dalle sue trappole si può perdere questa nuova opportunità ed essere così costretti a vivere innumerevoli vite prima che la sofferenza e i richiami dell'anima non conducano nuovamente allo sforzo che porta alla libertà.

Lo Yoga ammonisce: «ora e qui»; non ha senso aspettare e trascorrere ancora innumerevoli vite nell'ignoranza.

Per uscire da questo ciclo di rinascite e sofferenza e conquistare il samâdhi, che consente di scoprire la vera natura dell'essere umano, si deve possedere una grande fede e passare attraverso la purificazione, lo sforzo, la fiducia nei saggi che hanno già compiuto questo percorso.

Questo è il samâdhi proposto dal râjayoga e che può essere raggiunto vivendo tutte le tappe che Patañjali, il grande maestro, illustra per consentire all'uomo di entrare in contatto con la pura Realtà.

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Messaggio Da Totoro il 1/8/2017, 14:24

Sono riuscito a trovare il libro in PDF su internet.
Vi posto qui il link: http://www.aghori.it/Patanjali%20Yoga%20Sutra.pdf   Patanjali, un'altra incarnazione di Krishna Vishnu 2718564017

Ho notato che se viene letto un sutra e dopodiché viene letto la rispettiva "spiegazione" su quei link che hai postato, si ha una visione ancora più dettagliata di quanto Patanjali vuole trasmetterci  Patanjali, un'altra incarnazione di Krishna Vishnu 2317571344

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la sensazione, una bolla, 
la percezione, un miraggio; 
le formazioni mentali, un banano; 
la coscienza, un gioco d’illusione -- 
questo ha insegnato 
il parente del Sole. 
Importa poco come li si osserva, 
come li si esamina, 
sono vuote, cave 
per chiunque li contempla 
a fondo. 


[...]

Nessuna sostanza 
si può trovare. 

Così un monaco, con ferma risoluzione, 
deve contemplare gli aggregati 
giorno e notte, 
con presenza mentale, 
vigile; 
deve recidere ogni vincolo; 
deve fare di sé 
il suo rifugio; 
deve vivere come se 
la sua testa fosse nel fuoco
per raggiungere la dimensione 
da dove non si rinasce.'

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Messaggio Da Eroe per Caso il 1/8/2017, 15:18

Molto bello Totoro, me lo scarico subito

[url=http://www.aghori.it/Patanjali Yoga Sutra.pdf]http://www.aghori.it/Patanjali%20Yoga%20Sutra.pdf [/url]   Patanjali, un'altra incarnazione di Krishna Vishnu 2718564017


Io mi ci diverto perché, anche se dette ognuno a suo modo, dicono sempre la stessa cosa che so per esperienza fare, però con sfumature diverse, con viste diverse ma sempre che "sento mi appartengono e sempre corrispondono a tutto ciò che provo, vivo e faccio".

E cosi vedrai succederà anche a voi, anzi già lo stai notando: ogni angolazione non crea differenze o spiegazioni diverse ma ne dà ULTERIORE SFUMATURA E ULTERIORIE ARRICCHIMENTO E SPIEGAZIONE UTILISSIMA.

E tutto ciò rinforza, ma ti giuro rinforza e allieta anche CHI E' GIA' ARRIVATO, ed è di estrema CONVALIDA, anche se non ce n'è alcuna necessità ..fa piacere, riconferma, perché continuare a esser qui .. da risvegliato .. è un peso indicibile, a volte insopportabile.

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Messaggio Da Eroe per Caso il 1/8/2017, 15:46

1.27. La voce di Dio è l’Om.



Un unica aggiunta:



L'ok di Krishna è Ufffff.

L'ok di Brahma è Ufff.

L'ok di Vishnu è "viene qui e fai il serio"



E infine l'ok del Brahman Uno è .. un grande dolce sorriso pacifico e innocente : su una faccia splendente come Una Luna Piena



yeahcheers

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Messaggio Da Eroe per Caso il 1/8/2017, 20:40

Parte 3 - Vibhuti: sui Poteri Divini

3.1. La concentrazione (dharana) è la fermezza della mente.

3.2. Il mantenimento ininterrotto di tale capacità mentale è meditazione (dhyana).

3.3. Tale meditazione è realizzazione (samadhi) quando c'è solo coscienza dell'oggetto della meditazione e non della mente.

3.4. Questi tre (dharana, dhyana e samadhi) quando appaiono insieme, sono auto-controllo (samyama).

3.5. Padroneggiando tutto questo arriva la saggezza.

3.6. L'applicazione della padronanza è a vari stadi.

***3.7. Questi tre (dharana, dhyana e samadhi) sono più efficaci delle astensioni. Patanjali, un'altra incarnazione di Krishna Vishnu 2904857546

3.8. Anche se sono esterni rispetto alla realizzazione senza seme.

3.9. L'aspetto significativo è l'unione della mente con il momento di assorbimento, quando il pensiero in uscita scompare e l'esperienza di assorbimento appare.

3.10. Dalla sublimazione di questa unione viene il tranquillo scorrere dell’ininterrotta cognizione unitaria
----------

*** Queste 3 le considero parte basilare dell'intimo essere-esistere, da un tempo remoto incalcolabile, da sempre dove il "sempre" è un senso "senza tempo".

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Messaggio Da Eroe per Caso il 1/8/2017, 20:58

4.10. Il desiderio di vivere è eterno, e le impressioni mentali inducendo un senso di identità sono eterne.
Questo non corretto.

Il desiderio di vivere non è assolutamente eterno ma frutto dell'ego.
E' vero invece che la vita è eterna, eterna di suo, anche e soprattutto al difuori di ogni desiderio di qualsiasi tipo, livello e genere.

Impressioni mentali e senso di identità idem: non sono assolutamente eterne e sono alquanto fuorvianti, legate a brama e sensi, desideri e volontà.

E Non fanno parte del Brahman e di uno Yogi davvero Risvegliato.

------------

ma poi aggiunge (giustamente)

4.11. Essendo tenuti insieme da causa ed effetto, substrato e oggetto le tendenze stesse scompaiono alla dissoluzione di queste basi.

Quindi è come spiegavo io sopra, solo che diviso in due capitoli "il discorso resta a metà e tenderà a confondere il lettore".

E cmq nel testo 4.10 è proclamata una serie errata di 3 falsità o false viste (in ogni caso), forse colpa dei traduttori italiani ...  :

- qualsiasi desiderio anche di vivere eterni

- le impressioni mentali a qualsiasi livello

- il senso di identità a qualsiasi livello

Sono parziali, relativi, tendenti all'infinito ma poi scompaiono, poi sostano non esistendo e poi ricompaiono e poi ciclo su ciclo "compaiono e poi scompaiono", quindi sono cicliche, non eterne e del tutto parziali e relative, anche se espressive ed espressione dell'Eterno.

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Messaggio Da Totoro il 1/8/2017, 21:06

Potrebbe esserci stato un errore di traduzione.

Ho finito ora di leggere lo Yoga Sutra.
Come hai detto tu, è sempre la stessa cosa, dette in parole diverse, ma con dettagli e sfumature sempre differenti. Tuttavia, alcuni Sutra non li ho capiti a pieno.. Sono abbastanza complicati  Patanjali, un'altra incarnazione di Krishna Vishnu 2904857546

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a fondo. 


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Messaggio Da Lancillotto2013 il 1/8/2017, 23:47

Non è obbligatorio ne capire tutto ne capire tutto e subito.

La cosa basilare è capire bene:

- i discorsi lunghi e medi al completo del Buddha Gotama

- il procedimento naturale extra-convenzionale descritto da Krishna-Govinda che ha risvegliato Adi Shankara del Grande Gioello della Meditazione.

- Il testo dell'Avadhut Gita di Dattatreya.

Che dovreste già sapere ci sono in formato testo e testo pdf.

--------

Tutto il resto è utile come contorno, và cercato e letto, analizzato se si ha tempo sufficiente.
Wikipedia, escludendo LE SUE PROPRIE NATALITA' E PARERI DI PARTE (che sono massonico mediatiche cattoliche-vaticaniste ed ebraiche-giudee) è fonte per ogni ricerca cosi come lo è Google (basta saper sezionare i VAGHI PARERI DEI MAESTRI RECENTI E DEI VARI AUTORI ED EDITORI CHE CI HANNO SMANETTATO DENTRO.. spesso con traduzioni ad cazzum).

Quindi è interessante Patanjali, la storia di Krishna che è vera (ma non chi te la racconta .. cioè la setta degli hare krishna che è zeppa di balordoni).. storia che puoi trovare anche su molti siti e blog INDIANI (però spesso scritto minimo .. in lingua inglese, se non indiana proprio .. e li si USA IL TRADUTTORE DI GOOGLE .. che è ben limitato ma..serve).

E' interessante la storia e gli insegnamenti di :
- KSITIGHARBA
- BODHIDHARMA
- IL GIAINISMO
- LO SHIVAISMO
- cercare ogni spiegazione su ATMAN - BRAHMAN - UOMO COSMICO - UNO PERMANENTE
- e sotto-cercare le spiegazioni e i link che riportano da questi testi principali a altre pagine di ulteriori spiegazioni e approfondimento specifico su luoghi - maestri - dottrine yoga - dottrine buddiste - insegnamenti dei VEDA e dei PURANAS antichi.

Il tutto però .. sempre con discernimento e selettività.

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Messaggio Da Totoro il 1/9/2017, 21:21

@Lancillotto2013 ha scritto:Non è obbligatorio ne capire tutto ne capire tutto e subito.

La cosa basilare è capire bene:

- i discorsi lunghi e medi al completo del Buddha Gotama

- il procedimento naturale extra-convenzionale descritto da Krishna-Govinda che ha risvegliato Adi Shankara del Grande Gioello della Meditazione.

- Il testo dell'Avadhut Gita di Dattatreya.

Che dovreste già sapere ci sono in formato testo e testo pdf.

--------

Tutto il resto è utile come contorno, và cercato e letto, analizzato se si ha tempo sufficiente.
Wikipedia, escludendo LE SUE PROPRIE NATALITA' E PARERI DI PARTE (che sono massonico mediatiche cattoliche-vaticaniste ed ebraiche-giudee) è fonte per ogni ricerca cosi come lo è Google (basta saper sezionare i VAGHI PARERI DEI MAESTRI RECENTI E DEI VARI AUTORI ED EDITORI CHE CI HANNO SMANETTATO DENTRO.. spesso con traduzioni ad cazzum).

Quindi è interessante Patanjali, la storia di Krishna che è vera (ma non chi te la racconta .. cioè la setta degli hare krishna che è zeppa di balordoni).. storia che puoi trovare anche su molti siti e blog INDIANI (però spesso scritto minimo .. in lingua inglese, se non indiana proprio .. e li si USA IL TRADUTTORE DI GOOGLE .. che è ben limitato ma..serve).

E' interessante la storia e gli insegnamenti di :
- KSITIGHARBA
- BODHIDHARMA
- IL GIAINISMO
- LO SHIVAISMO
- cercare ogni spiegazione su ATMAN - BRAHMAN - UOMO COSMICO - UNO PERMANENTE
- e sotto-cercare le spiegazioni e i link che riportano da questi testi principali a altre pagine di ulteriori spiegazioni e approfondimento specifico su luoghi - maestri - dottrine yoga - dottrine buddiste - insegnamenti dei VEDA e dei PURANAS antichi.

Il tutto però .. sempre con discernimento e selettività.
L'unica cosa che ho letto sono i discorsi lunghi e medi (più di una volta), sto a metà dei discorsi riuniti, Bhagavad gita, Patanjali, il gran gioiello della discriminazione e una parte della storia di Krishna (che dovrei finire di leggere): insomma, non molto.
Comunque ti ringrazio per avermi accennato queste altri insegnamenti da leggere e imparare.. sono ulteriore arricchimento e conferma del modo giusto per discernere questo importante e nascosto cammino   Patanjali, un'altra incarnazione di Krishna Vishnu 2718564017 Patanjali, un'altra incarnazione di Krishna Vishnu 2718564017

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questo ha insegnato 
il parente del Sole. 
Importa poco come li si osserva, 
come li si esamina, 
sono vuote, cave 
per chiunque li contempla 
a fondo. 


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Nessuna sostanza 
si può trovare. 

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vigile; 
deve recidere ogni vincolo; 
deve fare di sé 
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deve vivere come se 
la sua testa fosse nel fuoco
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Messaggio Da Eroe per Caso il 1/9/2017, 23:45

Si è nascosto dai falsi maestri e dalle società massoniche, ebraiche, cattolicanti e monoteistiche.

Ma qui c'è l'unto dal Buddha, segreto non c'è, qui c'è chi ha chiesto e ottenuto gli occhi del Krishna, qui c'è chi ha scoperto che la sua Natura e Intimità profonda E' PROPRIO IL BRAHMAN, L'UNO STESSO IN PRIMA PERSONALITA' ETERNA.

Quindi che problemi volete avere?

Forza e coraggio: e che scenda Vishnu a Ungervi e fare Comunione anche con voi.

Siate naturali, insistenti. modesti e naturali, con una passione: in modo che qualsiasi sforzo diventerà UN PIACERE DELLA RICERCA, DEL SAPERE E DEL FARE E PROVARE SULLA PELLE LE COSE SUPREME ED ETERNE .. che fanno veramente.. molto bene anche al "cuore umano" oltre che all'animo ..ardito e allo spirito .. coscienzioso.

Qui è lo svegliato, con 3 doti è liberato, sveglio di ogni cosa, libero e compiuto, e pure "appare e sembra vivere al momento acneh quaggiù" ... il chè è buona cosa per me come per voi tutti.

Cogliete l'attimo vitale e la grande occasione, poiché io posso aggiungere dettagli alle sacre scritture e non mistificarli o nasconderli: ma bensi spiegarvi anche ciò che non in dettaglio vi venne scritto e trasmesso ai posteri (anche perché in India la cultura e la conoscenza sacra E' BEN DIVERSA E BEN PIU' PROFONDA PERSINO IN UN MURATORE E IN UN MANISCALCO.. ANCHE FOSSERO .. DELL'INDIA DI 10MILA ANNI FA').

Via l'ignoranza, via ogni dubbio e patema, via la paura e forti scendete nel relax profondo ..senza dare energie al mondo virtuale "esterno" .. che tanto non esiste .. è un filmato inventato dalla mente e dell'egoismo.

Patanjali, un'altra incarnazione di Krishna Vishnu Anima-2-1

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«Non c'era la morte allora, né l'immortalità. Non c'era differenza tra la notte e il giorno.
Respirava, ma non c'era aria, per un suo potere, soltanto Quello, da solo. Oltre a Quello nulla esisteva»
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Patanjali, un'altra incarnazione di Krishna Vishnu Empty Re: Patanjali, un'altra incarnazione di Krishna Vishnu

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