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Cûlavedalla Sutta

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Cûlavedalla Sutta

Messaggio Da U F O il 3/2/2018, 20:14

A mio parere uno dei Sutta più chiari possibile . 
Segue la lettura . 

Questo  ho  sentito.   Una  volta  il  Sublime  soggiornava  presso  Râjagaham,  nel  bosco  di  bambù,  al  colle  degli  scoiattoli. Ecco  che  Visâkho,  un  seguace,  si  recò  dalla  monaca  Dhammadinnâ,  la  salutò  cortesemente,  si sedette  da  parte  e  le  disse:  "Che  ha  dunque  detto  il  Sublime,  reverenda,  sulla  personalità?" "I  cinque  tronchi  dell'attaccamento  sono  la  personalità,  ha  detto  il  Sublime,  fratello  Visâkho,  cioè: l'attaccamento  a  formare,  a  sentire,  a  percepire,  a  distinguere  e  a  divenire  cosciente." "Bene,  reverenda!"  replicò  Visâkho  rallegrato  ed  appagato,  e  pose  un'altra  domanda:  "Che  ha dunque  detto  il  Sublime  sull'origine  della  personalità?" "Questa  sete,  fratello,  che  risemina  esistenza,  alimentata  dalla  soddisfazione,  qua  e  là  pascentesi nell'attaccamento  al  sesso,  all'essere  e  al  benessere,  ciò  è  l'origine  della  personalità." "E  che  ha  dunque  detto  sull'annientamento  della  personalità?" "L'annientamento  assoluto,  il  rifiuto,  il  distacco,  l'annullamento,  la  rinuncia  di  questa  sete,  appunto ciò  è  l'annientamento  della  personalità." "Che  ha  dunque  detto  sulla  via  che  porta  all'annientamento  della  personalità?" "È  questo  santo  ottuplice  sentiero,  fratello,  di  cui  il  Sublime  ha  detto  che  esso  porta all'annientamento  della  personalità,  cioè:  retta  cognizione,  retta  intenzione,  retta  parola,  retta azione,  retta  vita,  retto  sforzo,  retto  sapere  e  retto  raccoglimento." "Ora,  reverenda,  quest'attaccamento  è  una  stessa  cosa  con  i  suoi  cinque  tronchi,  o  si  distingue  da essi?" "Quest'attaccamento,  fratello,  non  è  una  stessa  cosa  con  i  suoi  cinque  tronchi,  ma  senza  di  questi, esso  non  esiste.  Quello  che  è  brama  di  volontà  nei  cinque  tronchi  dell'attaccamento,  di  ciò  consiste l'attaccamento." "Ora  come  avviene,  reverenda,  che  v'è  una  dottrina  della  perduranza  della  persona?" "Ecco  che  un  inesperto  uomo  comune,  fratello,  senza  senso  per  ciò  che  è  santo,  della  santa  dottrina ignaro,  alla  santa  dottrina  inaccessibile,  senza  senso  per  ciò  che  è  nobile,  della  dottrina  dei  nobili ignaro,  considera  il  corpo  come  se  stesso  o  se  stesso  come  simile  al  corpo,  o  in  se  stesso  il  corpo,  o nel  corpo  se  stesso;  e  considera  allo  stesso  modo  la  sensazione,  la  percezione,  le  distinzioni  e  la coscienza  come  se  stesso,  o  se  stesso  come  simile  a  queste,  o  in  se  stesso  queste,  o  in  queste  se stesso.  Così  avviene  che  vi  è  una  dottrina  della  perduranza  della  persona." "E  come  può,  reverenda,  la  dottrina  della  perduranza  della  persona  non  sorgere?" "Ecco,  fratello,  che  un  esperto  santo  uditore  che  conosce  ciò  che  è  santo,  della  santa  dottrina esperto  ed  accessibile,  non  considera  il  corpo  come  se  stesso,  né  se  stesso  come  simile  al  corpo,  né in  se  stesso  il  corpo,  né  nel  corpo  se  stesso:  non  considera  allo  stesso  modo  la  sensazione,  la percezione,  le  distinzioni,  la  coscienza  come  se  stesso,  né  se  stesso  come  simile  a  queste,  né  in  se stesso  queste,  né  in  queste  se  stesso.  Così  può  la  dottrina  della  perduranza  della  persona  non sorgere." "Di  quale  genere  è  il  santo  ottuplice  sentiero?" "Di  questo  genere:  retta  cognizione,  retta  intenzione,  retta  parola,  retta  azione,  retta  vita,  retto sforzo,  retto  sapere  e  retto  raccoglimento." "Ed  è  un  composito  o  un  singolo?" "È  un  composito." "E  il  sentiero  si  è  forse  composto  in  tre  parti,  o  è  stato  composto  da  tre  parti?" "Il  santo  ottuplice  sentiero  è  stato  composto  in  tre  parti:  retta  parola,  retta  azione  e  retta  vita formano  la  parte  della  virtù;  retto  sforzo,  retto  sapere  e  retto  raccoglimento  formano  la  parte  del raccoglimento;  retta  cognizione  e  retta  intenzione  formano  la  parte  della  sapienza." "E  come  si  spiega,  reverenda,  il  raccoglimento,  le  rappresentazioni  del  raccoglimento, l'apparecchiarsi  ad  esso  e  il  suo  esercizio?" "L'unità  dell'animo,  fratello,  ciò  è  il  raccoglimento;  i  quattro  pilastri  del  sapere  sono  le rappresentazioni  nel  raccoglimento;  i  quattro  superamenti  compiuti  sono  l'apparecchio  al raccoglimento;  e  l'uso,  esercizio  e  sviluppo  di  queste  cose  appunto,  ciò  è  l'esercizio  del raccoglimento." "Quante  distinzioni  vi  sono,  reverenda?" "Tre:  corporale,  verbale  e  spirituale." "E  quali  sono  esse?" "Inspirazione  ed  espirazione,  fratello,  sono  distinzione  corporale;  deliberazione  e  riflessione  sono distinzione  verbale;  percezione  e  sensazione  sono  distinzione  spirituale." "E  perché  è  così?" "Perché  inspirazione  ed  espirazione  sono  proprietà  corporali,  sono  legate  al  corpo.  Ciò  che  prima  si è  dedotto  in  deliberazione  e  riflessione,  dopo  lo  si  parla:  perciò  sono  distinzione  verbale. Percezione  e  sensazione  sono  proprietà  spirituali,  sono  legate  allo  spirito:  perciò  sono  distinzione spirituale." "E  come,  reverenda,  si  può  raggiungere  l'annientamento  della  percettibilità?" "Non  è  come  se  un  monaco  che  raggiunga  l'annientamento  della  percettibilità,  possa  dire:  'Io raggiungerò,  o  io  raggiungo,  o  io  ho  raggiunto  l'  annientamento  della  percettibilità'.  Ma  egli  ha  di grado  in  grado  sviluppato  il  suo  animo,  in  modo  che  questo  diviene  di  ciò  suscettibile."   "E  in  un  monaco  che  raggiunge  l'annientamento  della  percettibilità,  che  cosa  si  scioglie  prima:  la distinzione  corporale,  quella  verbale,  o  quella  spirituale?" "Prima  la  distinzione  verbale,  poi  la  corporale  e  poi  la  spirituale." "E  come  si  può  smettere  l'annientamento  della  percettibilità?" "Avendo  di  grado  in  grado  sviluppato  il  suo  animo  in  modo  che  questo  diviene  di  ciò  suscettibile." "E  quando  ciò  accade,  che  cosa  riappare  prima:  la  distinzione  corporale,  quella  verbale  o  quella spirituale?" "Riappare  prima  la  distinzione  spirituale,  poi  la  corporale  e  poi  la  verbale." "E  quali  impressioni,  reverenda,  vengono  al  monaco  quando  ha  smesso  l'annientamento  della percettibilità?" "Tre  impressioni,  fratello:  l'impressione  della  vacazione,  quella  dell'assenza  di  rappresentazione  e quella  dell'insensibilità." "E  dove  propende,  dove  si  piega,  dove  s'inclina  l'animo  d'un  monaco  che  ha  smesso l'annientamento  della  percettibilità?"   "Propende  alla  solitudine,  si  piega  alla  solitudine,  s'inclina  alla  solitudine." "Che  sensazioni  vi  sono,  reverenda?" "Tre  specie  di  sensazioni,  fratello:  piacevole,  dolorosa  e  non  piacevole  né  dolorosa." "E  come  si  spiegano  esse?" "Piacere  corporeo  o  spirituale  che  si  renda  gradevolmente  sensibile,  è  la  sensazione  piacevole; dolore  corporeo  o  spirituale  che  si  renda  sgradevolmente  sensibile,  è  la  sensazione  dolorosa;  e condizione  corporea  o  spirituale  che  non  si  renda  gradevolmente  né  sgradevolmente  sensibile,  è  la sensazione  non  piacevole  né  dolorosa." "E  che  è  nella  sensazione  piacevole,  piacere,  e  che  è  dolore;  che  è  nella  sensazione  dolorosa,  dolore, e  che  è  piacere;  che  è  nella  sensazione  non  piacevole  né  dolorosa,  piacere,  e  che  è  dolore?" "Nella  sensazione  piacevole,  fratello,  è  piacere  la  durata  e  dolore  il  mutamento;  in  quella  dolorosa è  dolore  la  durata  e  piacere  il  mutamento;  e  in  quella  non  piacevole  né  dolorosa  è  piacere l'intendere  e  dolore  il  non  intendere." "E  quale  attaccamento,  reverenda,  aderisce  alla  sensazione  piacevole,  quale  alla  sensazione dolorosa,  e  quale  a  quella  non  piacevole  né  dolorosa?" "Alla  sensazione  piacevole,  fratello,  aderisce  l'attaccamento  alla  brama;  alla  sensazione  dolorosa aderisce  l'attaccamento  all'avversione;  alla  sensazione  non  piacevole  né  dolorosa  aderisce l'attaccamento  dell'ignoranza." "E  aderisce  l'attaccamento  della  brama  ad  ogni  sensazione  piacevole;  e  l'  attaccamento dell'avversione  ad  ogni  sensazione  dolorosa;  e  l'attaccamento  dell'ignoranza  ad  ogni  sensazione neutra?"   "No,  non  è  così,  fratello  Visâkho." "Che  è  ora  rigettabile  nella  sensazione  piacevole,  che  in  quella  dolorosa  e  che  in  quella  neutra?" Nella  sensazione  piacevole  è  rigettabile  l'attaccamento  della  brama;  in  quella  dolorosa  è  rigettabile l'attaccamento  dell'avversione;  in  quella  neutra  è  rigettabile  l'attaccamento  dell'ignoranza."  "Ed  è da  rigettarsi  l'attaccamento  alla  brama  in  ogni  sensazione  piacevole;  l'attaccamento  dell'avversione in  ogni  sensazione  dolorosa;  e  l'attaccamento  dell'ignoranza  in  ogni  sensazione  neutra?" "No,  non  è  così.  Ecco  un  monaco,  fratello,  ben  lungi  da  brame,  lungi  da  cose  non  salutari,  in senziente,  pensante,  nata  da  pace  beata  serenità,  raggiunge  il  grado  della  prima  contemplazione;  e così  egli  rigetta  la  brama,  e  nessun  attaccamento  di  brama  aderisce  a  lui.  E  un  monaco  dice  a  se stesso:  'Quando  dunque  avrò  io  conquistato  quel  campo  che  i  santi  già  possiedono?'  E  mentre  egli così,  pieno  d'ardore,  pensa  alle  somme  redenzioni,  si  sente  dolorosamente  commosso;  ed  allora rigetta  l'avversione,  e  nessun  attaccamento  di  avversione  aderisce  a  lui.  E  un  monaco,  dopo  rigetto di  gioia  e  dolore,  dopo  annientamento  di  letizia  e  tristezza  anteriore,  raggiunge  la  non  triste,  non lieta,  equanime  savia  purezza,  il  grado  della  quarta  contemplazione;  e  così  egli  rigetta  l'ignoranza, e  nessun  attaccamento  d'ignoranza  aderisce  a  lui." "Che  deriva  dalla  sensazione  piacevole?" "Dalla  sensazione  piacevole  deriva  la  sensazione  dolorosa." "E  dalla  sensazione  dolorosa?" "Dalla  sensazione  dolorosa  deriva  la  sensazione  piacevole." "E  da  quella  neutra?" "Da  quella  neutra  deriva  l'ignoranza." "E  dall'ignoranza?" "Dall'ignoranza  deriva  la  conoscenza." "E  dalla  conoscenza?" "Dalla  conoscenza,  fratello,  deriva  la  redenzione." "E  dalla  redenzione?" "Dalla  redenzione  deriva  l'estinzione." "E  dall'estinzione?" "Vai  troppo  in  là,  fratello  Visâkho;  non  puoi  spingere  oltre  il  limite  delle  domande.  Poiché  la  vita santa  prende  le  sue  fondamenta  nella  Liberazione,  culmina  nella  Liberazione,  ha  la  Liberazione  per scopo  e  fine.  Se  ti  pare  vai  dal  Sublime  e  pregalo  di  darti  spiegazione:  come  il  Sublime  te  l'esporrà, serbala." Allora  Visâkho  rallegrato  ed  appagato  dal  discorso  della  monaca  Dhammadinnâ,  si  alzò  dal  suo posto,  la  salutò  riverentemente,  girò  verso  destra  e  si  recò  là  dove  il  Sublime  dimorava.  Salutò riverentemente,  si  sedette  da  parte  e  raccontò  parola  per  parola  il  colloquio  che  aveva  avuto  con  la monaca9.  Dopo  questa  relazione  il  Sublime  gli  disse:  "Savia,  Visâkho,  è  Dhammadinnâ  la  monaca.9 Se  tu  volessi  chiedermi  spiegazione,  io  ti  darei  appunto  la  stessa  risposta  che  lei  ti  ha  dato:  perché questo  è  il  senso,  e  così  serbalo." Così  parlò  il  Sublime.  Contento  si  rallegrò  il  seguace  Visâkho  della  sua  parola.

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Lasciando lontano le terre basse,
Mentre altri legano ancora le loro fragili zattere,
Sono salvati dalla saggezza senza eguali."

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Re: Cûlavedalla Sutta

Messaggio Da LUMA il 3/3/2018, 16:40

Sutta molto bello... per me chiaro il finale più che altro... forse perchè la mia mente è rivolta a Quello ora... per le spiegazioni precedenti ....se tu o qualcuno volete chiarire i termini che, almeno per me, non sono così lampanti... ben venga. idea
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Re: Cûlavedalla Sutta

Messaggio Da Lancillotto2013 il 3/4/2018, 00:36

Usa la forza Luma .. usa la forza .. che già sai qual è perché in te attiva è.



Come un Samurai spavaldo ma non esaltato bensi gioioso, come un minatore che cerca oro tutti i giorni scavando e scavando, uno che non si accontenta di altri materie e metalli, uno che non si compra ne si vende.

"Nella  sensazione  piacevole,  fratello,  è  piacere  la  durata  e  dolore  il  mutamento;  in  quella  dolorosa è  dolore  la  durata  e  piacere  il  mutamento;  e  in  quella  non  piacevole  né  dolorosa  è  piacere l'intendere  e  dolore  il  non  intendere."



_________________


Un Essere Intelligente può anche permettersi di fare l'imbecille, mentre il contrario è proprio impossibile.

Colui che comprende la creazione e la dissoluzione, l'apparizione e la scomparsa degli esseri, la saggezza e l'ignoranza, dovrebbe essere chiamato Bhagavān.

Le armi non fendono il Sé, il fuoco non lo brucia; né lo bagnano le acque, né lo dissecca il vento.
Esso è detto non-manifesto, impensabile, immutabile, impermeabile. Sapendo ciò non affliggerti.
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Re: Cûlavedalla Sutta

Messaggio Da ANANDA il 3/5/2018, 21:10

E' un sutta compresso in formato Gzip, diventi daltonico a leggerlo senza un accapo leggi
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Re: Cûlavedalla Sutta

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