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Le forme divine al femminile nell'induismo classico

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Le forme divine al femminile nell'induismo classico

Messaggio Da Lancillotto2013 il 11/20/2016, 15:14

Mahavidya

Nell'iconografia hindù l'Energia Cosmica femminile è simboleggiata da innumerevole forme con innumerevoli nomi. Le divinità che rappresentano la Shakti sono tante quanti i suoi aspetti, "benevoli" o "terrificanti". Ella è la splendida Lakshmi, consorte di Vishnu, signora della bellezza e della prosperità, è Durga, colei che è difficile da raggiungere, la potente guerriera, acerrima nemica dei demoni, è Parvati,colei che possiede i tre Parva (Sapienza, Volontà, Azione) madre universale e consorte di Shiva, è Kali, la dea nera, terrificante proiezione del tempo che grondante sangue divora tutto e distrugge.

Kali è la prima di dieci particolari divinità femminili molto importanti nel culto tantrico, Esse sono chiamate  Mahavidya, (Maha = Grande, Vidya = Conoscenza) sono le Dee della Suprema Saggezza. Nel Tantra il culto delle Mahavidya non è riducibile soltanto alla semplice adorazione della forma esteriore della divinità, alla superficiale idolatria della figura o al formale atto rituale di venerazione; le dieci Mahavidya rappresentano i dieci fondamentali pilastri della Conoscenza, le dieci Energie universali che risiedono dentro di noi e fuori di noi,  nel microcosmo e nel macrocosmo e che ne regolano l’intera esistenza.

Venerare le Mahavidya significa principalmente meditare su queste Energie, essere consapevoli della Loro presenza, della Loro funzione, della Loro potenza; significa scoprire poco a poco i grandi segreti dell’esistenza e di conseguenza accettare ed amare la realtà in ogni sua condizione, in ogni suo aspetto, dal più oscuro al più lucente, poiché tutto ciò che sperimentiamo nella vita è permeato dall’immensità della Shakti.
Nell’atto di meditazione la Dea offre al devoto parte della Sua infinita Conoscenza facendo si che la venerazione giunga ad oltrepassare sempre di più i limiti dei nomi e delle forme, i confini dei simboli e delle immagini, fino a raggiungere l’Assoluto indistinto nella Sua pienezza.

Ogni Dea nasconde in seno un’importante realtà, una Verità celata ai nostri occhi dall’ignoranza, ciascuna divinità rappresenta quindi un particolare tipo di approccio alla realizzazione del Sè, meditare con devozione e diligenza sulle Mahavidya significa riconoscere il Divino in ogni cosa, significa strappare via dagli occhi la fitta coltre di illusione che ci impedisce di contemplare la Luce della Shakti in ogni singola entità dell’esistenza.
  

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Re: Le forme divine al femminile nell'induismo classico

Messaggio Da Lancillotto2013 il 11/20/2016, 15:17

KALI  (Tempo)





Tra le divinità femminili del pantheon hindù è probabilmente la più nota, la più terrifica e la più affascinante. Kali Maa, ovvero Kali la Madre, la Dea nera, la guerriera, l'oscura proiezione di Durga, la controparte femminile del più terrificante aspetto di Shiva. E' colei che vaga per i terreni crematori con schiere di spiriti che le fanno da scorta, è la feroce massacratrice di demoni.

Simboleggia il tempo inesorabile che tutto divora, che tutto distrugge e a cui nulla sfugge. E’ tempo, rivolta e trasformazione; è guerra, morte, calamità naturali e distruzione; orrorifica e spaventosa Ella premia il vira (guerriero) che ha il coraggio di osare e di guardarLa nei Suoi  spaventosi occhi iniettati di sangue, a quel punto essi diventeranno due loti splendenti ed irradianti Luce ed Amore immenso ed eterno. ("A chi osa amare la sofferenza, abbracciare la forma della morte, e danzare la danza della distruzione, a lui la Madre viene")

E' nuda perchè è libera da ogni illusione, è nera perchè avvolta da notte eterna, è furiosa perchè è energia distruttiva. Indossa una ghirlanda di teste mozze, simbolo della relatività dell'esistenza umana, effimera ed impermanente.

In alcune raffigurazioni le teste mozze sono sostituite da 50 teschi che rimandano alle 50 lettere dell'alfabeto sanscrito. Ha in vita una cintura di braccia umane, atte a rappresentare le azioni karmiche che ha estinto, tale cintura copre il sesso e l’ombelico, essendo i genitali e lo stomaco la principale causa di innumerevoli karma. Nell'iconografia classica, la sua mano sinistra in alto regge una falce insanguinata dispensatrice di morte e distruttrice delle realtà individuali mentre con la sinistra in basso mantiene la testa mozzata di un cadavere atta a simboleggiare l'annullamento dell'ego.

La sua mano destra in alto è vuota e compie un mudra (gesto) con il quale invita a non avere paura, (non dobbiamo avere paura di abbandonare il nostro corpo fisico) mentre con il gesto della mano destra di sotto indica concessione di vantaggi. Kali è quasi sempre raffigurata sul corpo del Divino Shiva rappresentando così la natura dei due principi dell’Assoluto, Shiva e Shakti, la Coscienza e la Potenza e quindi l'immobilità del primo e la mutevolezza del secondo che nelle vesti di Kali rappresenta forza di disgregazione e trasformazione. Soltanto dopo la dissoluzione può esservi purificazione e rinascita. Nel corpo umano Kali risiede all’altezza del cuore ed è strettamente legata all’organo fisico ed alle sue pulsazioni oltre che al  4° Chakra (Anahata).
Si può venerare Kali meditando sull'impermanenza  degli esseri e delle cose e sulle continue trasformazioni ("Pantha Rei")
Krim krim krim hum hum hrim hrim daksine
kalike krim krim krim hum hum hrim hrim svaha!
----------


TARA (Verbo)

Tara, detta anche “la selvatica” è tradizionalmente nota come colei che fa avverare i desideri, che protegge i navigatori, che assiste chi attraversa i fiumi, gli oceani, i mari, i sentieri difficili e le strade impervie. Nel tortuoso cammino della vita ogni individuo percorre tantissime strade difficili, Tara è colei che guida, che conduce attraverso il sentiero della Salvezza.
La radice sanscrita "Tri" significa appunto “far attraversare”, Lei ci aiuta ad attraversare i pericoli poiché  è la Conoscenza, quando si ha la Conoscenza qualsiasi ostacolo è facilmente superabile. Tara è dunque invocata in connessione con l'acquisizione di Conoscenza e con l'ottenimento di poteri oratori, difatti Lei è la Dea del verbo, la Dea del suono. Quando l'assoluto trascendente si manifesta con la Sua volontà (Desiderio - Amore), c'è un movimento, una vibrazione che produce un suono, l'eterno suono-verbo OM. Tara è la forza dell'OM, è il suono eterno, il Nada, l'Ajapa (HAM-SO-HAM). Om è il potere del suono, è la vibrazione originaria, gli usi del suono e del mantra hanno il potere di purificare la mente, di donare consapevolezza e quindi di salvare. Tara è il verbo salvifico. Si medita su Tara regolando la parola, apprezzando l'armonia dei suoni e dei rumori e meditando sul suono-silenzio presente tra un suono e l'altro.

Come Dea della salvezza è spesso relazionata a Durga, ma mentre Durga distrugge gli ostacoli polverizzandoli, Tara semplicemente li fa sorpassare. L’iconografia tantrica la raffigura con sembianze molto simili a quelle di Kali, e' scura, il suo piede è poggiato sul corpo di Shiva o di un uomo inerte, è vestita di pelle di tigre o di altri felini (ciò simbolizza il dominio delle passioni) e spire di serpenti Le attraversano i capelli.

La similitudine esteriore tra Kali e Tara non è casuale, se Kali è tempo, Tara è verbo, il verbo è la consapevolezza del tempo ed il tempo  è il movimento del verbo, la vibrazione creativa del verbo è l’energia del tempo. Nel corpo umano Tara risiede all’altezza dell’ombelico in corrispondenza con il 3° Chakra  (Manipura) ed in qualità di Om corrisponde al 6° Chakra (Ajna) ed è anche la corrente che sale dal 3° al 7° Chakra (Sahasra Padma).
Si può venerare Tara meditando sul suono e sul silenzio.
Om hrim strim hum phat


Ultima modifica di Lancillotto2013 il 11/20/2016, 15:20, modificato 1 volta

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Re: Le forme divine al femminile nell'induismo classico

Messaggio Da Lancillotto2013 il 11/20/2016, 15:18

TRIPURA-SUNDARI (Luce)
Tripura vuol dire “tre città” (Tri = tre, Pura = città) e queste tre città sono i tre mondi, essi corrispondono al corpo fisico, al corpo astrale ed al corpo causale che a loro volta trovano corrispondenza con i tre stati di coscienza: veglia, sonno e sonno profondo. Tripura-Sundari è la Dea che regge le tre città e ne costituisce la quarta, lo stato di unione mistica del Samadhi.

Sundari significa bellezza, adorare Sundari significa ricercare il divino attraverso la bellezza trascendente che si manifesta quando vediamo la luce dell’intero universo in noi stessi, ossia la vera bellezza, quella eterna e perennemente luminosa, la bellezza dell’Assoluto. Ella possiede tre personalità: Bala (la figlia), Tripura-Sundari (la bella) e Tripura-Bahiravi (la terribile). Bala è raffigurata come una graziosa fanciulla di sedici anni ed è generalmente l’aspetto più accessibile al giovane aspirante devoto.

Tripura-Sundari è anche la Dea della conoscenza vedantica e del supremo Sé, Ella ci insegna che ogni cosa è Brahman, difatti è una divinità molto amata dagli Swami e dai maestri del Vedanta. E’ anche Lalita, colei che gioca, l’universo intero è il gioco della divina Madre, Ella è la divinità dello Shri Chakra che permea l’intero universo, è identificata anche con la Luna ed il suo splendore, immagine visibile del piacere, ed è contemplabile al meglio quando è piena e colma di luce poiché Tripura-Sundari è Luce, la Luce del Brahman, la Luce dello Shri Chakra, la Luce del Soma, la Luce della Bellezza divina. Sundari corrisponde al nostro 7° Chakra (Sahasra Padma) sulla sommità del capo. Si può venerare Tripura-Sundari meditando sul Sé e concentrandosi sullo Shri Chakra.

Ka e i la hrim
Ha sa ka ha la hrim
Sa ka la hrim
BHUVANESHVARI (Spazio)
Bhuvaneshvari è la regina dell'universo, l'universo è il Suo corpo, Ella è Aditi, l'infinita ed indivisibile Madre; è spazio in tutti i livelli di manifestazione (fisico, mentale e di coscienza) ed ha quindi uno stretto legame con Tripura-Sundari. Bhuvaneshvari è la Signora dei mondi, la materia prima da cui tutte le materie hanno origine (Prakriti) è Madre Natura, è il Cosmo personificato e tutti gli esseri esistenti non sono altro che ornamenti del Suo immenso essere.
Questa Dea ci aiuta ad andare oltre ogni classificazione e/o discriminazione di sesso, di razza, di credo o di qualsiasi altro genere, essendo Lei tutto e partendo quindi tutto da Lei. Mentre Kali crea gli eventi del tempo, Bhuvaneshvari crea gli oggetti dello spazio, ogni luogo ed ogni spazio non sono altro differenti fasi dell’infinita danza di Madre Bhuvaneshvari, la Signora dei quattro punti cardinali, i quattro aspetti del Suo essere, l’est come inizio, il nord come illuminazione, l’ovest come maturazione, il sud come completamento. Bhuvaneshvari è chiamata anche Maya, ossia illusione, la nostra assidua mania (ego) di misurare, contare, catalogare, classificare ci fa percepire la grande Madre come grande illusione, ci fa dimenticare la grande unità della Dea di cui facciamo parte anche noi. Ella è pace, lo spazio è vera pace e perfetta equanimità, è potere infinito della serenità. Il suo mantra è “HRIM” e può essere venerata anche attraverso l'osservazione dello Shri Yantra ma può essere utilizzato anche il mantra “MA” che è il suono originale della Madre, la Madre di tutti gli esseri. Bhuvanesvari è lo spazio, di conseguenza siamo sempre situati in Lei e nel nostro corpo (fisico o sottile che sia) Lei è situata in noi, ovunque, tuttavia può esservi una particolare corrispondenza con lo spazio all’interno del cuore.
Si può venerare Bhuvaneshvari meditando con equanimità sullo spazio.
Hrim

BHAIRAVI (Energia)
Bhairavi "la terrifica", rappresenta la Divina Energia di Tejas. Ella è il supremo potere della parola che nasce dal Fuoco, ed è quindi parola nella sua prima forma immanifesta. E’ identificabile con Durga, la potentissima Dea guerriera che salva dalle difficoltà distruggendo ogni sorta di demone ed è quindi relazionata anche a Tara, difatti entrambe sono salvifiche ed entrambe rappresentano la parola ma mentre Tara è parola illuminata, Bhairavi è parola suprema, sottile, all'origine del verbo rappresentato da Tara. Bhairavi alimenta Tapas e aiuta nel sacrificio, dona controllo ai sensi delle emozioni e del potere sessuale distruggendo con il fuoco gli ostacoli rappresentati dalle nostre brame e dalle nostre passioni e dona felicità e benessere di liberazione ad ogni essere. Bhairavi è identificabile anche come la forte energia Kundalini, la potenza latente che giace in ciascun individuo e che non deve essere svegliata se non si è pronti a ricevere il Suo potentissimo Fuoco.
Il mantra di Bhairavi è il potentissimo “HSRAIM HSKLRIM HSSRAVH”, esso ha il potere di distruggere le negatività e di svegliare l'energia Kundalini, deve quindi essere adoperato con estrema cautela. Ella è nota anche come “la donna guerriera”, difatti viene spesso invocata per sterminare i demoni interiori che intralciano il nostro cammino spirituale, in particolare i demoni delle passioni sensuali e delle bramosie fisiche, Bhairavi è loro acerrima nemica.
Lei è la Dea della triplice qualità: Agni, Vidyut e Surya (Fuoco, Fulmine e Sole) ossia le tre forme di Luce con cui si manifesta a livello visibile e terrestre. Ella aiuta chi lavora su se stesso con diligenza e sacrificio ed è molto vicina a chi pratica con costanza e diligenza yoga e meditazione.
Nel nostro corpo Bhairavi risiede alla base della spina dorsale, e come Kundalini è presente nel primo Chakra (Muladhara), ma è molto pericoloso svegliarLa se non si è pronti a confrontarsi con Lei.
Si può venerare Bhairavi offrendoLe qualcosa a cui si è molto attaccati, ossia desideri, passioni, pensieri e parole.
Hsraim hsklrim hssrauh

CHINNAMASTA (Percezione)
Con la testa mozzata da una sua stessa azione rappresenta ciò che causa la trascendenza della mente, e quindi il taglio dell'ego ed il raggiungimento della verità aldilà della realtà percettiva. Ella ci porta a non identificarci con il nostro corpo. Chinnamasta, colei che decapita se stessa, è quindi il potere di trasformazione in azione, è la distruttrice dell'ultimo e più feroce nemico: l'ego.
E' anche associata alla consorte del Dio Indra, lei è Vajra Vairochani, colei che risplende con la saetta. E' quindi energia elettrica di trasformazione, è il tuono e il fulmine. Mentre Kali regna questa forza genericamente, Chinnamasta è la stessa forza diretta e istantanea. Lei è la percezione diretta, la pura vista che rivela l'infinito dietro tutte le forme. Chinnamasta è anche Kundalini nell'atto di rompere Rudra Gronthi, quindi rappresenta il libero fluire dell'energia nel Sushumna, Ella provoca la salita di Kundalini verso il terzo occhio e l'ottenimento di Siddhas, ci porta a trascendere la mente e ci conduce verso uno stato di “non-mente” (umana), una volta compiuto questo passo, la nostra coscienza realizzerà la sua vera natura.
Chinnamasta è strettamente legata a Kali e spesso rappresenta proprio la forma più terrificante della Dea nera poiché Chinnamasta domina il preciso istante in cui Kali distrugge, devasta e uccide. Essendo una Dea estremamente feroce ha un intenso rapporto anche con Bhairavi e domina tutte le energie dell’atmosfera, Ella è la scossa elettrica che crea un tramite tra il cielo e la terra e che fulmina l’ignoranza e ci eleva in alto verso i più alti livelli della Saggezza.
E' molto venerata da coloro che cercano il raggiungimento di poteri magici e occulti ed è oggetto di meditazione e venerazione anche durante alcuni pericolosi rituali molto particolari che in molti chiamano “magia nera”. Chinnamasta corrisponde al 6° Chakra, il Terzo Occhio (Ajna) che è il Suo principale campo d’azione ma dato il Suo immenso potere, Ella con la sua Energia può essere ricondotta a qualsiasi Chakra. A Lei, inoltre, sono particolarmente legate la vista ed ogni tipo di percezione.
Si può venerare Chinnamasta praticando Jnana Yoga e meditando sul processo percettivo.
Om Shrim Hrim
Hrim Aim Vajra-Vairochaniyai
Hum Hum Phat Svaha

DHUMAVATI (Vuoto)
Dhumavati è raffigurata come la più anziana tra le Dee, e' la conoscenza che arriva attraverso pesanti e dolorose esperienze. La Sua natura non è quella di illuminare bensì di oscurare, tuttavia oscurare una cosa significa rivelarne un'altra. Dhumavati oscura ciò che è evidente in modo da svelare il nascosto ed il profondo.
Ella è una vedova, una Shakti senza Shiva, difatti a differenza di tutte le altre divinità femminili non ha alcuna controparte maschile, è pura energia ma allo stato latente, priva di volontà d'azione, rappresenta quindi le energie potenziali e inerti che ciascun individuo possiede. Dhumavati esprime anche ciò che esteriormente percepiamo come povertà, sfortuna, sofferenza, dolore, e tutto ciò di cui abbiamo paura nella vita, ma tutte queste "negatività" possono portarci a progredire, a crescere spiritualmente ed a coltivare nel migliore dei modi qualsiasi esperienza, anche la più triste e dolorosa.
Dhumavati è "il bene celato nel male", è ciò che ci ostruisce nella vita di tutti i giorni, ciò che ci ostacola ma che allo stesso tempo ci porta a sviluppare nuovi potenziali grazie all'esperienza donataci dalle avversità della vita. Dhumavati è l'oscurità, il nulla, l'ignoranza che non ci permette di vedere, l'ignoranza dell'ego che provoca dolore e sofferenza, ma nel momento in cui riconosciamo l’ignoranza come tale, Ella ci rende consapevoli del penoso stato di egoismo in cui viviamo e ci consente di iniziare il nostro cammino verso la Verità.
Lei è la forma anziana di Kali ed è venerata da coloro che cercano di eliminare le proprie influenze negative. Si può riconoscere Dhumavati osservando i luoghi abbandonati, le zone vuote, fatiscenti, desolate, desertiche. Dhumavati è un’altra Dea che risiede in prossimità del cuore, ma rispetto a Kali la sua energia è molto debole e non è facile da percepire pur essendo sempre presente.
Si può venerare Dhumavati meditando sul silenzio dei pensieri e sul vuoto mentale come realtà suprema.
Dhum dhum dhumavat svaha


BAGALAMUKHI (Immobilità)
Come Tara, Bagalamukhi (o Bagala) è la Dea della parola, è colei che con il verbo crea stabilità definitiva, giusta conclusione e silenzio; è il potere di zittire, mette fine ad ogni conflitto e confusione, dona la capacità di affrontare le forze ostili, i pensieri negativi e le emozioni nate dall'ego; Ella è simile a Bhairavi, ma mentre Bhairavi brucia i nemici, Bagalamukhi li immobilizza; è anche simile a Chinnamasta, ma mentre questa da un taglio alle illusioni, Bagalamukhi placa le false contraddizioni della mente.
Il Suo potere è "Stamghana", ossia strappare o paralizzare le energie che ci attaccano (pensieri generati dalla nostra mente o influenze esterne), è anche il potere di zittire gli altri rendendoli impotenti ed il potere di ipnotizzare. Bagalamukhi ci garantisce il completo controllo sui nostri pensieri e sulle nostre azioni, difatti è considerata anche la Dea dello Yoga, della meditazione e dell'immobilità delle "asana". Lei cambia ogni cosa nel suo opposto: come la parola in silenzio, o l'ignoranza in conoscenza e ci aiuta a conoscere l'opposto di ogni situazione.
L’arma con la quale Bagala immobilizza i nemici è il Brahmastra, l’arma del Brahman: “Chi sono io?”, questa semplice domanda può essere capace di placare qualsiasi tipo di pensiero, perseverando su questa domanda con diligenza e continuità si giungerà alla conclusione che pur conoscendo le cose esterne, il nostro Sé è per noi cosa ignota e si continuerà ad insistere. “Chi sono io?” “Cosa è il Sé?” insistendo con determinazione su tale concetto si giungerà a considerare privo di importanza qualsiasi pensiero, qualsiasi riflessione che non faccia riferimento a tale importantissima indagine introspettiva, “Chi sono io?”, in tal modo il potere di Tara e del verbo Om si trasformeranno nel potere di Bagalamukhi.
Nel nostro corpo esiste un punto di incontro tra occhi, orecchi, naso e lingua, in sanscrito è chiamato “Indra-yoni”, è la regione in cui risiede Bagala, che per la precisione è situata nella zona del palato soffice. Il Chakra a cui è connessa è il 6°, (Ajna), ma a livello corporeo trova corrispondenza anche con il centro del cuore.
Si può venerare Bagalamukhi con l'immobilità, l’introspezione, il controllo della parola e la forte concentrazione.
Om hlrim bagalamukhi sarvadustanam vacam mukham padam
stambhaya jivham kilaya buddhim vinasaya hlrim om svaha!

MATANGI (Conoscenza)
Matangi è la Dea che personifica il potere che penetra nella mente e nei pensieri, difatti letteralmente il termine Matangi vuol dire “pensiero”, “opinione”. Ella è espressione di conoscenza, talento, arte, danza e musica, è la grande insegnante delle arti ed è possibile contemplarla tramite la musica, suonando e cantando per Lei. Il Suo nome significa anche "selvaggia", "appassionata" ed "elefante femmina" difatti è strettamente correlata a Ganesha, e come Ganesha, della quale è spesso definita la consorte, rimuove gli ostacoli e dona conoscenza.
Matangi è l’ultima delle tre dee correlate al Verbo Divino (Tara, Bhairavi, Matangi) ma Ella è denominata anche “l’impura” o “la fuori casta”, perché rappresenta il verbo “parlato” e quindi limitato: Lei è l’apparenza visibile della più elevata conoscenza; il Suo essere definita “fuori casta” è anche relazionato al Suo bizzarro temperamento artistico che sfida ogni norma sociale, ma allo stesso tempo e’ detta anche “Mantrini” in quanto possiede poteri su tutti i mantra e sulle vocalizzazioni. Ella è anche la consigliera di Tripura-Sundari e tramite i mantra comunica con tutte le divinità. Matangi governa ogni forma di conoscenza e di insegnamento non soltanto inerente alle arti ed alle parole, Ella rappresenta difatti tutti gli insegnamenti dei Guru e della Tradizione, rappresenta la continuità spirituale della Tradizione nel mondo, chi Onora Matangi onora tutti gli insegnamenti delle Sacre Scritture e tutti gli insegnamenti dei più grandi Maestri del Sanatana Dharma.
Nel nostro corpo sottile Matangi ha la sua dimora nel 5° Chakra (Vishuddha) all’altezza della gola, ma risiede anche sulla punta della lingua, dove esiste corrispondenza con un canale sottile che lega la lingua al Terzo Occhio, tale canale è detto Sarasvati ed è la dimora prediletta di Matangi, essendo quello il dotto principale dove fluisce l’ispirazione artistica.
Si può venerare Matangi recitando gli insegnamenti dei Guru e le Sacre Scritture, cantandole in sanscrito e suonando.
Om hrim aim srim namo bhagavati ucchistacandali
Sri matangesvari sarvajanavasankari svaha!

KAMALATMIKA (Gioia)
Kamalatmika (o Kamala) è la Dea nata dall’oceano, è la Grande Madre che fa avverare i desideri. Come Sundari è connessa con l’Amore ed il desiderio. Mentre Sundari genera la beatitudine dalle percezioni del Sè, Kamalatmika governa la beatitudine e la bellezza nell’esterno.
Ella è la manifestazione della bellezza sulla Terra, è la dea del benessere e del successo ed è colei che concede agli uomini tali piaceri ma Kamalatmika deve essere venerata per ottenere benessere spirituale, il benessere (anche materiale) che Lei dona si ottiene senza alcun attaccamento e senza bramosia. Kamalatmika è la forma di Lakshmi legata a Kali e ci fa comprendere che la materia è soltanto transitoria. Ma allo stesso tempo Kamala è anche la Dea del Loto, il più sacro di tutti i fiori, e quella del fior di Loto è la Sua natura: infinita Bellezza, Gioia Divina, Estasi e Grazia di Dio.
Kamalatmika è come Sundari,ha il dominio sulla bellezza e sullo splendore, ma mentre Sundari governa maggiormente la bellezza “sottile” ed “interiore”, Kamala governa le forme esterne delle meraviglie naturali. La bellezza di Kamala è visibile osservando la bellezza dei fiori, la bellezza del cielo, la bellezza dei mari, dei fiumi, dei tramonti, tanti riflessi, molteplici e temporanei di un’unica immensa bellezza, eterna ed infinita: l’Assoluto.
E’ l’ultima delle dieci Mahavidya ed è il potere che si manifesta anche sul piano materiale, rappresenta la forma più concreta della Dea all’interno della materia percepibile tramite i cinque sensi. Grazie a Kamala noi riusciamo a comprendere il Divino anche nelle cose più “banali”, più “scontate”, dal fiocco di neve che cade al fiore che sboccia, dal Sole che sorge alla nuvola che viaggia, dal bambino che gioca, al pesce che nuota, all’uccellino che cinguetta. Quando percepiamo il divino grazie alla poesia di queste piccole meraviglie, noi percepiamo l’essenza di Kamalatmika. La sua posizione nel nostro corpo è all’altezza del cuore e corrisponde al 4° Chakra (Anahata). Si può venerare Kamalatmika riconoscendo il divino splendore nelle cose materiali, apprezzando e rispettando tutte le bellezze della Natura.
Shrim
Come abbiamo potuto notare, le dieci Mahavidya possono essere divise in due gruppi: le “benevole” e le “terrifiche”. Le Dee terrifiche sono: Kali, Bhairavi, Chinnamasta, Bagalamukhi e Dhumavati; mentre il gruppo delle benevole è costituito da Sundari, Bhuvaneshvari, Matangi e Kamalatmika. Tara occupa una posizione intermedia tra le due categorie in quanto è dotata di entrambi gli aspetti.
Talvolta è possibile constatare come l’iniziato che percorra il sentiero della Mano Destra (Dakshina Marg) sia tendenzialmente più propenso a venerare le immagini e le forme delle dee benevole, mentre le terrifiche vengono da tutti considerate le Dee per eccellenza del Vama Marg, (Tantra della Mano Sinistra); tuttavia questa divisione tra i due aspetti delle divinità è assolutamente convenzionale, poiché tutte e 10 le Mahavidya sono da ritenersi complementari e l’azione di ciascuna è sempre necessaria.
La funzione principale delle divinità definite terrifiche è quella di “uccidere”, di “distruggere”, di “annientare”, e quindi di estirpare radicalmente l’ignoranza e le bramosie dell’ego dal nostro essere, il che non è sempre un processo indolore, ma è sempre un processo necessario.
Il compito delle divinità definite benevole è quello di elargire il più possibile la Conoscenza e l’Amore per essa, e senza Amore per la Conoscenza nessun cammino spirituale potrà giungere alla meta finale. Incamminarsi verso il sentiero tracciato dalle Mahavidya porterà ogni individuo ad amare Kali nel tempo e nelle trasformazioni, Tara nel suono e nel silenzio, Tripura-Sundari nella luce, Bhuvaneshvari nello spazio, Bhairavi nelle energie, Chinnamasta nella percezione, Dhumavati nella vacuità, Bagalamukhi nell’immobilità, Matangi nell’arte e nella conoscenza e Kamalatmika nella bellezza e nella gioia dell’intero universo, per poter giungere finalmente alla comprensione ed alla vera sperimentazione dell’Energia Shakti, la grande Potenza Divina.

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Lancillotto2013
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Re: Le forme divine al femminile nell'induismo classico

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